L’Aquila, rugby e donne: dal campo universitario allo schermo del Sei Nazioni
di Redazione | 07 Febbraio 2026 @ 17:19 | SPORT
Una città, uno sport, una comunità che continua a raccontarsi. Oggi, durante l’intervallo della partita del Sei Nazioni Italia-Scozia, giocata allo Stadio Olimpico di Roma, è andato in onda uno spot realizzato dal Ministero della Cultura e dalla Federazione Italiana Rugby, dedicato al legame tra L’Aquila e il rugby.
Il video ha raccontato la relazione storica tra la città e questo sport, inserendola in un contesto di rilevanza internazionale. Una scelta simbolica, che ha portato il nome dell’Aquila all’interno di uno degli eventi sportivi più seguiti del calendario europeo.
Le parole dell’assessore Santangelo
A commentare l’iniziativa è stato l’assessore regionale alla Cultura Roberto Santangelo, che ha sottolineato il valore culturale dello sport e il ruolo dell’Aquila come città di sport.
Santangelo ha ringraziato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Ministero e la Federazione Italiana Rugby per il video dedicato alla città, definendolo un riconoscimento collettivo. Nel suo intervento ha evidenziato come rugby e L’Aquila rappresentino esempi di resilienza e come la scelta di raccontarne il legame profondo costituisca un segnale di attenzione verso il valore sociale e culturale dei territori.
La messa in onda durante una partita del Sei Nazioni ha contribuito a rafforzare la visibilità dell’Aquila, anche nel quadro del suo ruolo di Capitale Italiana della Cultura 2026, valorizzandone storia, identità e prospettive future.
Una narrazione che unisce campo e comunità
Dal campo universitario alle immagini trasmesse allo Stadio Olimpico, il rugby continua a essere uno degli elementi identitari più riconoscibili della città. Da una parte, un gruppo di giovani atlete che costruisce il proprio spazio all’interno del movimento sportivo locale. Dall’altra, un racconto istituzionale che porta L’Aquila su un palcoscenico internazionale.
Due livelli diversi, un unico filo conduttore: il rugby come parte integrante della vita cittadina, capace di attraversare generazioni, generi e contesti, restando un linguaggio condiviso.
Un progetto tutto al femminile nato nel 2024
Nell’estate del 2024, a L’Aquila, una delle capitali storiche del rugby italiano, ha preso forma il CUS L’Aquila Rugby Femminile. Una squadra composta da studentesse universitarie e giovani del territorio abruzzese, unite dalla passione per la palla ovale.
Il progetto ha riunito atlete con percorsi diversi, dentro e fuori dall’università, con l’obiettivo di creare un gruppo stabile capace di allenarsi, competere e crescere all’interno del movimento rugbistico. Un’iniziativa che si inserisce nel solco della tradizione cittadina, ma che ne amplia il perimetro, portando il rugby femminile al centro della scena locale.
Il racconto di questa esperienza è stato al centro del terzo e ultimo appuntamento di un viaggio dedicato ai club di tutta Italia, con una narrazione scandita da testimonianze dirette di dirigenti, tecnici e giocatrici.
Tra gli interventi raccolti, quelli di Francesco Bizzarri, presidente del Cus L’Aquila, Carla Ianni, vicepresidente, e Amedeo Di Nicola, allenatore della squadra. Sul campo, le voci delle atlete: Marianna Di Addario (pilone), Sara Scuderi (terza linea) e Deborah Bazzani (seconda linea). Un mosaico di ruoli e storie che restituisce l’immagine di una squadra costruita giorno dopo giorno.
Nel racconto delle protagoniste, il rugby emerge come spazio di confronto continuo. Allenamenti, partite, cadute e ripartenze. Dinamiche che non si esauriscono sul campo ma che si riflettono nella quotidianità, dove le difficoltà per le donne restano spesso più marcate.
Il progetto del Cus L’Aquila Rugby Femminile si muove in questo contesto: affermare la presenza delle donne in uno sport tradizionalmente percepito come maschile, senza distinzioni di genere, attraverso il lavoro costante e la condivisione di obiettivi comuni.


