L’aquilano che salvò i lupi dall’estinzione

Il Consiglio d'Europa ha aperto a una minore tutela del lupo: un rischio per ecosistemi, economia e decenni di conservazione

di Alessio Ludovici | 31 Dicembre 2024 @ 18:30 | AMBIENTE
lorenzo natali

L’AQUILA – Era il 23 luglio del 1971 quando Lorenzo Natali, politico aquilano e allora Ministro dell’Agricoltura e Foreste, firmò un decreto che eliminava il lupo dalla lista degli animali nocivi, scrivendo la parola fine sulla caccia all’animale. Una decisione a che, contestualmente all’Operazione San Francesco, lanciata sempre quell’anno dal WWF di Fulco Pratesi, segnò l’inizio di una nuova era per la tutela della fauna selvatica in Italia.

L’epopea di Lorenzo Natali

Nato in provincia di Pistoia nel 1922, ma trapiantato all’Aquila già nel 1925, Natali, democristiano fanfaniano, fu un uomo politico lungimirante e attento alle questioni agricole e ambientali. Di gran lunga il più importante uomo politico del capoluogo e tra i più importanti d’Abruzzo, nella sua carriera politica, oltre che parlamentare, fu più volte ministro. A lui – in collaborazione e competizione con Gaspari – si deve anche la celeberrima forchetta autostradale abruzzese.

Per ben tre mandati fu Commissario Europeo con deleghe di peso: ambiente, agricoltura, energia, allargamento dell’Unione e cooperazione internazionale. Da queste parti, personaggi di tale calibro non si vedono da decenni. Eppure, di lui rimangono i pochi ricordi di chi lo ha conosciuto, un parcheggio a lui intitolato e poco altro. Al contrario, a Bruxelles, all’ex vice presidente della Commissione Europea, hanno dedicato uno dei più importanti premi giornalistici del continente, un riconoscimento che porta il suo nome.

La tutela del lupo nell’Italia degli anni ’70

Tornando a Bomba, è pressoché sconosciuto il suo contributo nella salvaguardia del patrimonio naturale del Paese. Nel 1976, grazie anche alle fondamenta poste da Natali, il suo successore Giovanni Marcora emanò un decreto che vietava a tempo indeterminato la caccia al lupo su tutto il territorio nazionale e l’uso di bocconi avvelenati.

A quel tempo, il lupo era sull’orlo dell’estinzione, con una popolazione di appena 100-120 esemplari confinati nell’Appennino centrale e meridionale. Gli interventi di Natali, consapevole di perdere una fetta importante di elettorato, come confidò a Fulco Pratesi, e di Marcora salvarono il lupo da una sorte tragica, consentendo alla specie di riprendersi e di tornare a occupare il suo posto nell’ecosistema.

Un quadro drammatico: altre specie a rischio negli anni ’70

Negli anni ’70 il lupo non era l’unica specie a rischio o quasi assente. La lontra, ad esempio, era quasi estinta nelle acque italiane a causa dell’inquinamento dei fiumi e della caccia per la sua pelliccia. Anche il camoscio d’Abruzzo, endemico dell’Appennino centrale, era ridotto a numeri critici. Grandi rapaci come l’aquila reale e il grifone erano spariti da ampie aree del territorio a causa dell’uso diffuso di pesticidi e della persecuzione diretta. Cervi e caprioli, prede fondamentali per i grandi carnivori, erano stati quasi completamente eliminati dalla caccia indiscriminata e dalla perdita di habitat.

La situazione ecologica era caratterizzata da ecosistemi squilibrati e impoveriti, con catene alimentari interrotte. Un contesto che rende ancora più significativa la lungimiranza di pionieri come Natali.

Fino alla metà del Novecento, infatti, il lupo era visto come un nemico da sterminare. I lupari, cacciatori specializzati nell’eliminazione dei lupi, erano figure centrali nelle comunità rurali. Catturavano e uccidevano i lupi utilizzando trappole, fucili e bocconi avvelenati, sostenuti da amministrazioni locali e dallo Stato, che offrivano ricompense per ogni lupo abbattuto. Questa persecuzione sistematica ridusse la popolazione di lupi in Italia a numeri esigui, spingendo la specie sull’orlo dell’estinzione.

Il lupo oggi e il suo ruolo ecosistemico

Oggi, il lupo è tornato a riabitare tutto l’Appennino e parte delle Alpi, tra i 2 i 3mila esemplari. “La percezione comune – spiega lo zoologo Federico Striglioni – è che il lupo sia ovunque e la vita di tutti noi sia in pericolo. In realtà, la presenza di branchi di lupi è strettamente legata alla disponibilità di territorio e di risorse. I lupi sono animali territoriali e sociali, organizzati in branchi stabili che occupano aree ben definite. La densità dei branchi è regolata dall’equilibrio naturale tra predatori e prede, nonché dalla presenza di habitat adeguati”. Le coppie che governano il branco costringono i giovani adulti andare in dispersione, ne abbiamo parlato più volte sul nostro giornale, e capita, il caso di Vasto ha fatto scuola, che finiscano in aree del tutto inadatte ma ricche di risorse. Ma proprio il caso di Vasto, agitato spesso come esempio di una presenza eccessiva, è semmai la dimostrazione dei limiti oggettivi della sua diffusione. “Natali e gli altri compresero che i carnivori, e tra questi il lupo, avevano un ruolo fondamentale nei nostri ecosistemi”, racconta Striglioni. La funzione dei lupi è evidente, ad esempio, nella gestione delle carcasse, come quelle dei cinghiali affetti da peste suina: “Con il lupo quelle carcasse durano poco, i lupi hanno evitato grossi focolai di peste suina in Abruzzo”, spiega Striglioni.

Le aggressioni all’uomo restano pressoché inesistenti, ma ogni avvistamento di un lupo in dispersione fa più notizia delle migliaia di incidenti tra cacciatori o delle 70000 aggressioni all’anno da parte dei cani domestici.

La recente decisione del Consiglio d’Europa

Il Consiglio d’Europa ha recentemente ridotto il livello di protezione del lupo, declassandolo da “rigorosamente protetto” a “protetto”. Questa scelta, spinta dalle proteste degli agricoltori, può aprire la strada a deroghe più veloci per la caccia. Deroghe in realtà già previste dalla Direttiva Habitat e per questo la decisione desta ancora più perplessità.

La decisione del Consiglio d’Europa potrebbe inoltre arrecare più disagi che benefici. La riduzione dello status di protezione, secondo i critici, potrebbe incentivare pratiche di gestione meno sostenibili, con il rischio di compromettere decenni di sforzi per la conservazione del lupo e aumentare anche i rischi della convivenza. “Il prelievo del lupo” racconta Striglioni, “non è una cosa semplice. Si tratta innanzitutto di di creare dei carnai in cui attirare i lupi”. Poi c’è il prelievo vero e proprio. “Intervenire con abbattimenti indiscriminati o prelevare l’esemplare sbagliato potrebbe alterare gli equilibri del branco, portando a conseguenze negative per gli ecosistemi e, paradossalmente, aumentando i conflitti con l’uomo, poiché i branchi destabilizzati tendono a comportarsi in modo più imprevedibile”. 

Un simbolo identitario e una risorsa economica

Il lupo è diventato un simbolo identitario per l’Abruzzo. Strutture ricettive, ristoranti e attività portano il suo nome, attraggono turisti e plasmano l’immaginario collettivo. Progetti di ecoturismo e sensibilizzazione hanno trasformato la presenza del lupo in un’opportunità economica per comunità locali in difficoltà. Sulla bilancia della convivenza, anziché facili e remunerativi allarmismi, andrebbero messi la conoscenza scientifica e gli enormi benefici che derivano dal turismo sostenibile e dalla tutela di un patrimonio naturale unico.

Sugli stessi temi

Uomini e volpi, una vicenda millenaria. Lo zoologo: “Meno rifiuti e più educazione ambientale”

Cinghiali, arrivano i dati dell’Ispra: si preleva di più ma molto male

Nel Parco Gran Sasso Laga alla ricerca di Zanna Bianca: il dramma ibridazione

L’inverno sta arrivando, ecco le strategie degli animali del Parco Gran Sasso

Stiamo sbagliando l’approccio al randagismo? L’esperienza di Stray Dogs in Abruzzo

Primavera, ma che roba è?

Di animali e uomini, predatori e guardiani degli armenti al Maxxi L’Aquila

Montagne aquilane, animali invisibili e dove trovarli

L’orso sul Gran Sasso, storia di un ritorno. E’ un maschio ancora senza nome

“Primavera, momento straordinario”, il grande risveglio del Parco Gran Sasso Laga

Primavera, i consigli della Lipu dell’Aquila. Attenti agli eccessi di bontà con gli uccelli



TAGS