L’Ue tra debiti e riarmo: sacrificare il welfare per la difesa?
di Nemo | 30 Marzo 2025 @ 05:15 | EDITORIALI
La corsa al riarmo in Europa sta mettendo a dura prova le già fragili economie del Vecchio Continente. Diciassette Stati membri dell’UE hanno già superato i limiti di debito e deficit fissati da Bruxelles, eppure l’Unione si prepara a lanciare un piano di spesa militare da 800 miliardi di euro. Un progetto ambizioso – se non temerario – che rischia di spingere ancora di più le finanze pubbliche sull’orlo del collasso.
L’Institute for International and Strategic Studies (IISS) lancia l’allarme: il crescente impegno finanziario nel settore della difesa potrebbe trasformarsi in un boomerang economico. Già oggi la spesa militare pesa sempre di più sui bilanci nazionali, comprimendo altre priorità come la transizione ecologica e il welfare. Se la tendenza attuale non cambia, entro il 2050 i costi per la difesa potrebbero superare il 5,7% del PIL nei paesi avanzati e arrivare all’8,1% nei mercati emergenti. Numeri che sollevano un quesito fondamentale: dove si troveranno i soldi per finanziare questa militarizzazione?
Il Belgio ha già dato una prima risposta. Il Ministro delle Finanze Vincent Van Petegem ha avvertito che aumentare ulteriormente il debito nazionale per finanziare la spesa militare sarebbe insostenibile. L’unica alternativa? Tagliare il bilancio sociale. La stessa direzione sembra prendere il Regno Unito, che il 26 marzo pubblicherà una “dichiarazione di primavera” con misure di austerità nei servizi sociali.
La questione è ancora più complessa se si considera il nodo ESG (ambientale, sociale e di governance). Gli investimenti nel settore della difesa sono incompatibili con le strategie green e sociali che l’UE ha promosso negli ultimi anni. Nel gennaio 2024, la Commissione Europea ha già ammesso che l’approccio troppo rigido ai criteri ESG ha penalizzato gli investimenti nel settore della sicurezza. Il rischio è che, pur di sostenere l’industria della difesa, si finisca per ridimensionare l’impegno per la sostenibilità.
L’Europa, dunque, si trova di fronte a un bivio: seguire una politica di riarmo aggressivo o preservare il modello sociale e ambientale che ha costruito negli ultimi decenni. La storia insegna che la corsa agli armamenti ha sempre un prezzo. L’ultima volta che il continente ha scelto le “armi al posto del burro”, il risultato è stato disastroso. Anche se oggi lo scenario non è quello della Seconda guerra mondiale, la combinazione di debiti fuori controllo, spesa militare crescente e tagli al welfare potrebbe portare a un’altra forma di crisi: un’Europa militarizzata, economicamente fragile e socialmente instabile.


