Meloni–Santanchè, dietro lo scontro c’è il caso Enit (e parla anche aquilano)

di Alessio Ludovici | 25 Marzo 2026 @ 17:34 | POLITICA

L’AQUILA – C’è un curioso retroscena, che parla anche aquilano, nella faida tra Giorgia Meloni e Daniela Santanchè.

Il primo vero fronte si apre nel 2024, lontano dai riflettori, dentro l’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo. La gestione dell’ente finisce nel mirino di Palazzo Chigi: pesano le polemiche giudiziarie sulla ministra, i malumori degli operatori e scelte comunicative discutibili, come la campagna “Open to Meraviglia”.

A quel punto la premier interviene direttamente. Nel febbraio 2024 impone la nomina alla presidenza di Alessandra Priante, manager aquilana con un profilo internazionale costruito negli anni all’Organizzazione mondiale del turismo. Una scelta che arriva dall’alto e attraverso la quale Meloni prova un cambio di linea dentro l’ente, sottraendo di fatto alla ministra la piena regia su un settore considerato strategico.

Priante, aquilana, è infatti un tecnico stimato. Si è formata tra Terni e Milano, con studi alla Bocconi, prima di costruire una lunga carriera internazionale nelle politiche turistiche fino ai vertici europei dell’agenzia Onu di settore. Poliglotta, profilo istituzionale, ha incrociato anche la politica candidandosi alle politiche con la lista “10 volte meglio”. Negli ultimi anni ha mantenuto un legame costante con la città, tornando più volte all’Aquila e commentando con soddisfazione anche il riconoscimento di Capitale italiana della cultura.

La risposta di Santanchè alla nomina della Priante arriva pochi mesi dopo. Nell’aprile 2024, con il nuovo statuto dell’Enit, viene introdotta una figura fin lì assente, quella del direttore generale, destinata ad affiancare l’amministratore delegato Ivana Jelenic, già nominata dalla ministra e proveniente dal mondo delle agenzie di viaggio.

Per il nuovo incarico viene indicata Elena Nembrini, commercialista con esperienza nel settore societario ma senza un background specifico nel turismo. Il ruolo è costruito con deleghe ampie e poteri operativi rilevanti. Nasce così un doppio livello gestionale dentro l’ente.

Il passaggio però si inceppa proprio nel consiglio di amministrazione guidato da Priante: il contratto e le deleghe vengono rallentati, discussi, rinviati. Alla fine la nomina passa. Ma i guai dentro Enit non finiscono, e investono anche Sandro Pappalardo, in quota del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che finisce all’attenzione della Corte dei Conti che vuole vederci chiaro su alcuni emolumento del neo consigliere del Cda Enit. Dimessosi Pappalardo poi, al suo posto come consigliere delegato arriva Augusto Sartori, vicino a La Russa.

E proprio nelle ultime settimane Priante è tornata ad intervenire sul delicato dossier delle spese interne. Con una delibera dello scorso 24 febbraio 2026 il CdA ha infatti aggiornato il regolamento su emolumenti e trasferte.

Insomma, è dentro Enit che si è alimentato lo scontro tra Meloni e Santanchè. E da lì potrebbero passare una parte degli equilibri nel dibattito sul futuro del ministero, con la Meloni che sarebbe orientata, da quanto trapela sulla stampa, su un profilo tecnico oppure a tenere l’interim per sé.



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