Monte Stabiata, una giornata molto particolare anche troppo
di Alessio Ludovici | 12 Giugno 2021 @ 06:00 | AMBIENTE
L’AQUILA – Immaginate di essere sulla spiaggia di Villa Rosa e improvvisamente un mezzo militare vi attraversa il bagnasciuga mentre siete intenti a finire le vostre parole crociate. Sembra assurdo. E’ quello che però può s쳭ere all’interno del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga.
Siamo con Andrea Lolli. Andrea è uno dei tanti giovani operatori aquilani che sta trasformando le nostre montagne in un luogo di lavoro e di sviluppo grazie a una natura che attira sempre più persone. Mi ha chiesto di fare un salto a Collebrincioni per farmi vedere il famoso poligono che l’esercito utilizza per le sue esercitazioni e che spesso fa discutere. Parcheggiamo proprio all’imbocco dello sterrato che porta nella valle sotto il Monte Stabiata. Proprio dove si parcheggia ci sono una serie di cartelli del Parco che indicano che si sta entrando in un corridoio ecologico dell’orso. L’orso? Sì l’orso, in effetti la sua presenza nell’area delle esercitazioni è riportata anche nella Vinca richiesta alla Regione Abruzzo. Però fa effetto. Dopo una breve camminata si arriva proprio nell’area che viene utilizzata per le operazioni. E’ un’area immensa, il campo di tiro su cui si concentrano le analisi ai fini della Vinca è in realtà un piccolo riquadro recintato all’interno di questa grande area. Tutta la valle è segnata dal movimento dei mezzi, tanto che più che in un parco sembra di essere in un’immensa pista di motocross.
E’ giornata di esercitazioni. Ci sono mezzi e militari un po’ ovunque ma nessuno ci ferma. Evidentemente non c’è pericolo, non è chiaro, però fa effetto. Ad ogni modo camion e cingolati che si muovono per la valle, sui sentieri e le carrarecce possono rappresentare un elemento di pericolo per chi passeggia o va in bici e ne incontriamo diversi in bici lungo il cammino. Andrea mi dice dove mettere i piedi e a cosa stare attento, perché se un camion sbuca da dietro una curva potrei non vederlo.
Arriviamo indisturbati nell’area del campo di tiro vero e proprio. Nei dintorni il terreno è davvero accidentato e la carrareccia ormai impraticabile, con solchi di quasi un metro in quella che dovrebbe essere anche l’area di un progetto Life Praterie. Riprendiamo il cammino, incrociamo un altro convoglio militare. Qualche metro ancora e si sente il boato di una granata chissà da dove, eravamo passati davanti il campo di tiro un istante prima e non c’era nessuno. Non ci ha fermato nessuno eppure… Probabilmente è un colpo a salve spiega Andrea, altrimenti ci avrebbero fermati prima, ma fa effetto, parecchio. In lontananza, invece, rivediamo lo stesso convoglio che abbiamo incrociato, fermo, con un fumogeno verde acceso. Ogni passo che si fa ci si dimentica che si è in un parco, pur essendo in una zona davvero meravigliosa. La segnaletica del Parco per i vari sentieri stride e non poco con la situazione. Dicono del resto che l’area sia ideale perché assomiglia agli scenari in cui sono impegnati i nostri ragazzi. Sarà ma lì per lì nella mia ignoranza mi chiedo, se lo scenario dove li mandiamo a lavorare cambiasse, diventasse una metropoli, una zona costiera, un campo da golf, le esercitazioni verrebbero spostate a nel centro di Pescara, a Santi di Preturo o a Villa Rosa? Non sta a me giudicare, fatto sta che Andrea ci teneva a far capire la situazione che oggettivamente restituisce sentimenti contrastanti sui quali è giusto forse riflettere in modo trasparente. Massimo rispetto per l’esercito, per la sua presenza in città ma è giusto riflettere, anche al di là dei campionamenti disposti nella procedura di Vinca sul terreno e le acque che dovrebbero riprendere a breve, se è compatibile e come la presenza di una così grande area di esercitazioni militari in pieno parco. Se lo chiede Andrea che qui vive e lavora se è compatibile con i prioritari compiti di tutela di aree strettamente vincolate dalla normativa europea e nazionale e se è compatibile con il futuro che vorremmo dare a questi territori. E’ una domanda legittima, che prima ancora che all’Esercito o al Parco, va fatta forse alla città dell’Aquila.


