Morricone e L’Aquila: un amore eterno che inaugura la Capitale della Cultura 2026
di Nemo | 18 Gennaio 2026 @ 05:00 | L'AQUILA CAPITALE CULTURAL’AQUILA – All’Auditorium della Guardia di Finanza, dove ieri L’Aquila ha ufficialmente aperto il suo anno da Capitale Italiana della Cultura 2026, c’era anche lui. O meglio, c’era la sua musica, il suo ricordo, quel legame profondo che ha unito Ennio Morricone al capoluogo abruzzese. Un filo invisibile ma fortissimo, tessuto in decenni di concerti, visite, gesti di solidarietà che andavano ben oltre la ritualità delle cerimonie.
Durante la cerimonia inaugurale, Francesca Fagnani, con la sua incalzante capacità di scavare nei dettagli che contano, ha stretto all’angolo il maestro Leonardo De Amicis, direttore artistico della manifestazione. E De Amicis ha spalancato la porta dei ricordi, raccontando Morricone non come monumento da celebrare, ma come amico di questa città ferita e risorta più volte.
Il nastro tagliato nell’agosto del 2001
Partiamo da un frame meno noto, quasi dimenticato. Agosto 2001: durante la Perdonanza Celestiniana, il sindaco Biagio Tempesta consegna a Morricone le chiavi della città, conferendogli la cittadinanza onoraria. A intervistare il maestro è Cinzia Scopano, allora giovane giornalista di TeleAbruzzo — l’emittente guidata da Eliseo Iannini, oggi editore di laquilablog.it, testata di cui Scopano è diventata direttrice. Un passaggio che, riletto oggi, assume il valore di una linea continua: le persone, i luoghi, le storie che tornano e si ricompongono.
Un dettaglio che sembra cronaca locale? No. È la cifra del rapporto di Morricone con L’Aquila: mai distante, mai sopra le righe. Presente. La sera stessa, sulla scalinata di San Bernardino, dirige l’Orchestra e il Coro di Roma Sinfonietta in un concerto memorabile. Gratis, per tutti. Le sue musiche più celebri — da “Per un pugno di dollari” alla “Leggenda del pianista sull’oceano” — risuonano nella notte aquilana. Il pubblico è in piedi, commosso.

Dopo il terremoto: la visita nella zona rossa
Ma il vero spartiacque è il 2009. Il 6 aprile, il terremoto devasta L’Aquila. A novembre, Morricone ha 82 anni. Potrebbe mandare un messaggio, un video, una telefonata. Invece sale in macchina e viene qui, nella zona rossa. Entra alla caserma di Coppito, osserva le macerie, si informa sugli sfollati. Si commuove. Non parla molto, ma c’è. Poi torna a dicembre per dirigere un concerto gratuito nell’ambito di “Campi Sonori – Prologo della Rinascita”. Susanna Rigacci canta al suo fianco. Il programma è dedicato a Mauro Bolognini. La città, ancora sotto shock, lo ascolta in silenzio religioso.
Questo non è spettacolo. È l’etica di un artista che ha capito cosa significa essere cittadino onorario: non un titolo da incorniciare, ma un impegno da rispettare.
L’Accademia dell’Immagine e Gabriele Lucci
Il legame con L’Aquila passa anche dall’Accademia dell’Immagine, fondata da Vittorio Storaro e Gabriele Lucci. Morricone non è stato docente strutturato, ma ha ricoperto ruoli di prestigio: presidente della commissione del Premio Musica Nova, partecipe attivo nelle iniziative culturali dell’istituzione. Nel 2007, Lucci pubblica per Electa/Accademia dell’Immagine “Morricone – Cinema e oltre”, una biografia che richiede quasi tre anni di lavoro e numerose giornate nello studio romano del maestro.
Il 26 novembre 2007, al Cinema Massimo gremito, Morricone risponde alle domande di Lucci. Racconta aneddoti, svela le sue predilezioni: Bach, Frescobaldi, Monteverdi, Palestrina, ma anche Stravinskij, Nono, Petrassi. Mentre parla, sullo schermo scorrono i fotogrammi dei suoi film. La sala è in trance. Dopo il terremoto del 2009, Morricone aderisce immediatamente a una raccolta fondi per la ricostruzione dell’Accademia e del Cinema Massimo. Anche qui: gesti, non parole.
L’estate 2020: L’Aquila suona Morricone
Il 6 luglio 2020, Morricone muore a Roma. L’Aquila reagisce subito. Quella sera stessa, Piazza Duomo risuona delle sue musiche. Parte “L’Aquila suona Morricone”: dalle 18 alle 22, ogni giorno, le sue colonne sonore invadono la città. Non è nostalgia, è riconoscenza.
Il 30 agosto, durante la 726ª Perdonanza Celestiniana, il figlio Andrea dirige “Morricone dirige Morricone” alla Basilica di Collemaggio. Piove forte, ma nessuno se ne va. L’Orchestra Roma Sinfonietta e il Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano eseguono le partiture che il maestro ha diretto per vent’anni. Emma D’Aquino introduce la serata. L’amministrazione omaggia i figli del maestro con doni commemorativi. È un funerale collettivo, ma anche una festa.
17 gennaio 2026
Ieri, nell’inaugurazione di L’Aquila Capitale della Cultura 2026, le musiche di Morricone hanno accompagnato la lettura corale sull’Abruzzo. Non poteva essere altrimenti. Perché Morricone resta parte del patrimonio immateriale aquilano, una presenza che continua a parlare attraverso le persone che l’hanno incontrato, ascoltato, raccontato. E De Amicis ha voluto così ricordare un uomo che ha scelto questa città, non per opportunità o convenienza, ma per affinità elettiva perchè la cultura non si misura solo dal numero degli eventi, ma dalla qualità delle relazioni che una città sa costruire e custodire.
I prossimi eventi di L'Aquila Capitale della Cultura 2026
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