Operazione “Paint it Black”, le indagini sono partite dal web
di Fabio Iuliano | 04 Aprile 2026 @ 11:47 | CRONACA
L’AQUILA – È partita dal monitoraggio dei social l’indagine cosiddetta “Paint it Black” che ha portato all’arresto di un venticinquenne originario di Tortoreto, nel Teramano, accusato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo, anche internazionale, e apologia aggravata.
I dettagli dell’inchiesta sono stati illustrati in conferenza stampa dal procuratore della Repubblica dell’Aquila Alberto Sgambati, dal sostituto procuratore Roberta D’Avolio, dal questore Fabrizio Mancini, dal dirigente della Digos Roberto Mariani e da Cristiano Leggeri, direttore della terza divisione del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica.
A ricostruire l’avvio dell’attività investigativa è stato soprattutto Mariani. “L’attività di indagine è partita da un’analisi del social media in uso al soggetto”, ha spiegato, chiarendo che i primi riscontri risalgono al dicembre 2025.
Secondo quanto riferito dagli investigatori, gli approfondimenti successivi hanno delineato un quadro sempre più preoccupante, fino alla diffusione di manuali per la fabbricazione di armi, munizionamento e istruzioni per la preparazione artigianale di esplosivi. “Ci siamo resi conto del progressivo e continuo escalation del comportamento del soggetto”, ha aggiunto Mariani.
L’arresto è stato eseguito a Roma, in un’abitazione nei pressi del Parco degli Acquedotti. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di dispositivi elettronici, armi bianche, munizionamento, fertilizzante e batterie, materiale che ha dato riscontro agli elementi raccolti nel corso dell’indagine.
Lo stesso Mariani, nel sottolineare la collaborazione tra Procura e polizia, ha chiarito che al momento non emergono collegamenti con la vicenda dei due anarchici morti a Roma, richiamando la differenza tra i contesti investigativi e la diversa matrice ideologica dei due casi.
Nel corso della conferenza Sgambati ha espresso soddisfazione per essere arrivati prima che potesse accadere qualcosa di grave, mentre D’Avolio ha richiamato la preoccupazione suscitata dalla condotta dell’indagato e dal monitoraggio della rete.
Leggeri, ricordando che la persona arrestata contava circa 200mila follower sul suo canale Instagram, ha parlato di una “vera e propria emergenza” riferendosi ai fenomeni che maturano sul web e ha insistito sulla necessità di cogliere in tempo i “segnali” negli ambienti digitali estremisti. “I giovani devono sapere che il web non è una zona franca, non è un luogo nel quale si rimane impuniti”, ha detto.


