Palamara a L’Aquila: “Riforma per scardinare il sistema delle correnti”

di Alessio Ludovici | 20 Marzo 2026 @ 22:25 | POLITICA
luca palamara

L’AQUILA – Un affondo sul funzionamento interno della magistratura e un appello finale al voto. È stato Luca Palamara a chiudere all’Aquila la campagna del comitato per il Sì alla riforma della giustizia, in un auditorium dell’Ance gremito per l’occasione.

Accanto a lui, sul palco, l’avvocato Fabio Alessandroni, il senatore Guido Liris, l’editorialista Andrea Ruggieri e la giornalista Annalisa Chirico, in un incontro che ha segnato l’ultimo passaggio della mobilitazione prima delle urne del 22 e 23 marzo.

Nel suo intervento, Palamara ha rivendicato la scelta di esporsi pubblicamente dopo le vicende che lo hanno coinvolto, parlando di un “dovere di chiarezza e trasparenza” per spiegare ai cittadini dinamiche interne alla magistratura altrimenti difficili da comprendere. Un racconto che, ha sottolineato, “ha dato fastidio”, ma che ritiene necessario per aprire un dibattito reale sulla riforma.

Al centro del suo discorso i quattro punti del referendum: separazione delle carriere, doppio Csm, sorteggio e Alta corte disciplinare. In particolare, Palamara ha insistito sul tema delle correnti, definite come un sistema che nel tempo “si è trasformato in strumento di potere e controllo delle carriere”, incidendo sulle nomine e sugli equilibri interni.

Da qui la difesa del sorteggio come meccanismo in grado di “scardinare” questo assetto e restituire maggiore autonomia ai magistrati. “Chi andrà al Consiglio superiore della magistratura potrà farlo in maniera più libera, autonoma e indipendente”, ha affermato.

Non sono mancate critiche alle posizioni del fronte del No, accusato di aver diffuso “una narrazione non corrispondente alla realtà” soprattutto sul tema della separazione delle carriere, che – secondo Palamara – appartiene da decenni al dibattito giuridico italiano.

In chiusura, l’invito al voto: a pochi giorni dal referendum, l’ex magistrato ha richiamato la necessità di “decidere se cambiare o lasciare tutto com’è”, sintetizzando così il senso della consultazione. Ora la parola passa agli elettori.



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