Petra, l’orso e la responsabilità dell’uomo

di Sabrina Giangrande | 28 Luglio 2025 @ 06:00 | AMBIENTE

LECCE DEI MARSI – L’Abruzzo, cuore verde d’Europa, è una terra straordinaria in cui convivono natura, biodiversità e presenza umana. Ma proprio questa convivenza necessita oggi più che mai di consapevolezza, responsabilità e informazione. Lo ricorda chiaramente il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise in un post pubblicato sulla propria pagina Facebook, che merita attenzione e diffusione.

“Orsi di tutto il mondo unitevi… contro le bufale!” è l’incipit ironico ma efficace di un messaggio che affronta un problema reale e sempre più urgente: quello degli orsi confidenti, attratti dal cibo umano e quindi propensi a frequentare centri abitati, come accade a Lecce nei Marsi con l’orsa Petra.

Il fenomeno non riguarda solo l’Italia, ma tutte le aree del mondo dove vivono gli orsi: dalle Montagne Rocciose agli Appennini, ovunque si ripete lo stesso copione. Gli animali, in cerca di cibo facile, approfittano delle occasioni offerte involontariamente, in alcuni casi anche volutamente dall’uomo. Ma non è la scarsità di cibo in natura a spingere Petra nei paesi, come qualcuno sostiene con leggerezza. Se fosse così, osservano gli esperti del Parco, tutta la popolazione di orsi ne sarebbe coinvolta. E invece la maggior parte continua a vivere nel proprio habitat naturale, lontana dai centri abitati.

La verità è che gli orsi sono opportunisti: imparano rapidamente dove possono trovare cibo con poco sforzo. Se lo trovano nei paesi, torneranno. Ma la responsabilità non è dell’orso: è dell’uomo.

E proprio qui arriva la parte più allarmante del messaggio del Parco. Nonostante le lamentele di alcuni cittadini per la presenza di Petra in paese, negli ultimi giorni sono state rinvenute ciotole con cibo lasciato lungo le strade, in alcuni casi addirittura dopo il passaggio delle pattuglie di controllo. Comportamenti che appaiono inspiegabili e che mettono a rischio tanto l’animale quanto la comunità locale.

Ad aggravare la situazione, l’abbandono di buste dell’organico fuori dagli orari e dai luoghi previsti, nonostante l’ordinanza del sindaco e gli accordi con la ditta dei rifiuti Tekneco. Gesti che, per disattenzione o mancanza d’informazione, compromettono il lavoro di conservazione e mettono in pericolo l’equilibrio tra natura e società.

Eppure, le soluzioni ci sono e il Parco le sta già attuando: dai bidoni anti-orso installati con il progetto Life Bear Smart Corridors, a una nuova isola ecologica con accesso controllato, passando per campagne di sensibilizzazione e informazione porta a porta. Un impegno concreto, rafforzato anche dal contributo della Regione Abruzzo.

Ma nessuna misura tecnica potrà mai bastare, se non cambia l’atteggiamento culturale e civile delle persone. La conservazione della natura, ricorda il Parco, non è una battaglia tra ambientalisti e “anti-orsi”: è una questione di civiltà. Occorre un cambio di passo, collettivo e urgente.

“Prima di dire che l’approccio non funziona – scrivono – sperimentiamolo tutti insieme. Poi, se necessario, correggeremo il cammino.” Ma continuare a criticare e sabotare le iniziative messe in campo non solo è inutile, ma dannoso. L’orso non è un nemico: è un simbolo di un ecosistema fragile che abbiamo il dovere di proteggere.

La coesistenza, conclude il Parco, non è un gioco. È un banco di prova per misurare la nostra capacità di vivere in armonia con la natura, nel rispetto di regole, di scienza e di buon senso. Petra non chiede altro che essere lasciata vivere in pace. Sta a noi, adesso, renderlo possibile.



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