“Quel pugno che sale”, Riccardo Lolli racconta la storia nascosta del Pci aquilano
di Alessio Ludovici | 22 Aprile 2026 @ 20:40 | RACCONTANDO
L’AQUILA – La piccola storia, quella della “povera gente”, fatta di nomi quasi sconosciuti, militanze silenziose e territori periferici, si intreccia con la grande storia, quella dei passaggi decisivi del Novecento. È dentro questo doppio binario che si muove “Quel pugno che sale”, l’ultima ricerca di Riccardo Lolli, dedicata al Partito comunista d’Italia nella provincia dell’Aquila tra il 1921 e il 1939.
Il volume, edito da Textus, ricostruisce con rigore gli anni che vanno dalla fondazione del partito dopo il congresso di Livorno fino alla piena stagione della repressione fascista. Un lavoro che è insieme racconto e omaggio: agli uomini e alle donne che, in condizioni difficilissime, contribuirono a costruire le basi di quel consenso che il Pci avrebbe raccolto nel dopoguerra, dalla svolta di Salerno alla Resistenza, dal Cln alla Costituente, fino a diventare protagonista della vita politica italiana. Il titolo stesso, “Quel pugno che sale”, richiama un celebre verso dell’Internazionale nella versione rielaborata da Franco Fortini, evocando simbolicamente l’ascesa e la resistenza del movimento operaio.
Il libro è stato presentato all’Aquila, alla Fondazione Giorgio De Marchis, in un incontro partecipato e vivace. A dialogare con l’autore, Fulvio Angelini, presidente dell’Anpi, e lo storico Pasquale Iuso, che hanno sottolineato “il valore della ricerca e il rigore con cui Lolli ricostruisce una pagina poco indagata della storia locale”.
Al centro della riflessione, anche l’anomalia del territorio aquilano. Una provincia “di confine”, priva di una forte base operaia, se si esclude il polo di Popoli, allora parte della provincia dell’Aquila. In questo contesto, il radicamento comunista si costruisce adattandosi: tra gli artigiani del capoluogo, i braccianti della Marsica, i ferrovieri della Valle Peligna.
È un mosaico sociale variegato quello che emerge dalle pagine del libro, dentro cui si sviluppa l’azione clandestina del Pcd’I negli anni della repressione fascista. Anni segnati da arresti, confino ed esilio: tra questi anche quello dell’aquilano Piero Ventura, figura di riferimento del comunismo locale, vicino alle posizioni bordighiste e destinato, dopo la guerra, a ruoli amministrativi in città.
Proprio le differenze interne raccontano una storia complessa: più legati all’impostazione di Ventura i comunisti aquilani, più aperti al dialogo con le altre forze antifasciste quelli marsicani. Un intreccio di culture politiche e di esperienze che, pur nella marginalità geografica, contribuisce a spiegare come anche una realtà periferica abbia partecipato alla costruzione della storia nazionale.



