Rifiuti, Abruzzo tra ritardi e buone pratiche

di Alessio Ludovici | 16 Maggio 2025 @ 05:00 | AMBIENTE
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L’AQUILA — La transizione verde nella gestione dei rifiuti rallenta. Nonostante l’Italia continui a migliorare su scala nazionale, i ritmi non sono omogenei tra le regioni. E se il Nord guida la classifica del riciclo, molte aree del Centro-Sud mostrano segnali di stallo. Lo conferma il Report Rifiuti 2025 pubblicato dalla Regione Abruzzo, che fotografa un sistema fragile, con luci e ombre, nel pieno di una transizione ancora incompleta.

Nel 2023 la raccolta differenziata in Italia ha raggiunto il 66,6% dei rifiuti urbani prodotti, in leggera crescita. L’Abruzzo si ferma al 64,6%, in lieve miglioramento rispetto al 2022, ma per la prima volta scivola sotto la media nazionale, dopo anni in cui riusciva a mantenerne il passo.

Il dato più preoccupante è però il ritorno in forze delle discariche: nel 2023 l’Abruzzo ha smaltito 214 mila tonnellate di rifiuti urbani in discarica, pari al 37% della produzione regionale, in netta crescita rispetto al 23% dell’anno precedente. Un dato superiore di quasi il doppio rispetto alla media nazionale (16%).

La raccolta differenziata resta fortemente disomogenea: si va dal 73,7% della provincia di Chieti — sopra la media nazionale — al 55% di Pescara, fanalino di coda regionale. L’Aquila è al 62,5%, mentre Teramo tiene il passo con il 65,6%.

A mancare è soprattutto una rete moderna di impianti. L’Abruzzo conta appena 5 impianti di compostaggio, che nel 2023 hanno trattato poco più di 84 mila tonnellate di rifiuti organici. Anche sul fronte del trattamento integrato (aerobico e anaerobico), i numeri sono limitati: solo 2 impianti in funzione, con una capacità totale sotto le 67 mila tonnellate.

Il risultato? Una forte dipendenza dagli impianti fuori regione, con costi crescenti di trasporto e smaltimento, che pesano sulle casse pubbliche e sui cittadini.

Il dato pro capite è incoraggiante: l’Abruzzo produce 456 kg di rifiuti urbani per abitante, al di sotto della media nazionale (496 kg/ab), ma anche questo non basta a mascherare l’arretratezza del sistema. La sfida non è solo produrre meno, ma trattare meglio. E soprattutto, smaltire meno in discarica, in vista degli obiettivi europei che impongono un massimo del 10% entro il 2035.



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