Il rito della Madonna che scappa, in Abruzzo sono sei le manifestazioni
di Fausto D'Addario | 31 Marzo 2024 @ 05:51 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
A Pasqua è la Madonna che scappa di Sulmona il rito più famoso in Abruzzo. Sono però sei i paesi abruzzesi che hanno una manifestazione simile: oltre Sulmona, anche Spoltore, Lanciano, Introdacqua, Pratola Peligna e Corropoli.
Il giorno di Pasqua il rito abruzzese più famoso è la Madonna che scappa di Sulmona. Il rito che prende avvio alla fine della messa del giorno celebrata dal vescovo nella chiesa Santa Maria della Tomba. Da qui una prima e piccola processione porta la statua del Cristo risorto sotto uno degli archi del meraviglioso acquedotto svevo di Piazza Garibaldi. Intanto le statue di San Pietro e di San Giovanni – i protagonisti della evangelica corsa al sepolcro – raggiungono la statua di Maria nella chiesa di San Filippo Neri. I portantini con la statua dell’apostolo Giovanni si fermano presso la chiesa San Filippo, uno di loro bussa alla porta dando l’annuncio della resurrezione a Maria. Inizia così il dramma sacro che vede la Madre, affranta dal dolore, ancora scettica ed esitante. Interviene allora San Pietro, che bussa ripetendo per la seconda volta l’annuncio della resurrezione del Figlio. Ancora nulla, Maria non cede. Solo al terzo tentativo Giovanni riesce a convincere Maria: il portale della chiesa finalmente si apre in un tripudio e la statua della Vergine viene lentamente portata fuori, fino a giungere alla fontana al centro della piazza. La folla tutt’attorno segue la scena con grande trepidazione, immersa in un silenzio irreale. Giunti alla metà del percorso, i portantini sollevano la statua di Maria: ecco, ora può vedere lei stessa Gesù risorto. Come trattenere la gioia? La sua dolce primavera, la luce del mondo, il figlio che gli era stato tolto, è tornato alla vita! Il fremito della madre è come rappresentato dall’ondeggiare, per pochi, ma avvertiti come interminabili minuti, della statua di Maria sostenuta a spalla dai confratelli lauretani. All’improvviso un grido: “Via, via, via!” e i portantini iniziano una corsa frenetica, diretti verso l’arco dove si trova, ad attenderli, la statua di Gesù. Sono attimi di altissima tensione per tutti: un movimento poco calibrato, un piede in fallo e la statua potrebbe cadere. L’anno scorso la Madonna ha vacillato, ma è intervenuto immediatamente un altro portantino, scavalcando quello che era a terra, e la statua non è caduta. Guai a farla cadere! Attirerebbe le più grandi sciagure, come ricordano i sulmonesi. Mentre la Madonna “scappa”, un portantino fa scivolare il suo mantello nero, si librano così in volo le colombe, il fazzoletto del lutto cade e spunta al suo posto una rosa rossa. È la Madre che ritrova suo Figlio, è la Madonna che resuscita dal nero al verde, è il momento in cui si sente un solo respiro corale da tutta la piazza. E poi è tutto un battito di mani, di spari e mortaretti, abbracci, pianti di gioia e auguri. Ora il mistero pasquale si è veramente compiuto e tutte le statue possono procedere insieme: il figlio e la madre finalmente riuniti e poi gli apostoli Pietro e Giovanni e tutto il corteo festante del popolo, per un ultimo itinerario lungo le vie della città.







Forse però non tutti sanno che in Abruzzo sono sei i paesi che hanno una sacra rappresentazione simile: nell’aquilano, oltre Sulmona, si tiene a Introdacqua e Pratola Peligna, nel pescarese a Spoltore, nel chietino a Lanciano, e per il teramano Corropoli.
A Introdacqua la Madonna non scappa, ma “véle”, vola, cioè fa una voltata verso la statua del Cristo risorto. Una manifestazione da alcuni ritenuta persino più antica del più famoso rito sulmonese, ma che ha trovato la sua attuale conformazione nell’Ottocento. La dinamica è simile: la folla, radunata nella piazza principale emergere dalla salita di San Rocco la statua della Madonna a lutto portata a spalla da quattro giovani. La Madonna si incammina verso la parte opposta della piazza, dove la attende il Figlio; arrivati a metà della piazza, quando la Madre intravede il Figlio, i portatori iniziano la volata tra mortaretti, campane e le musiche della banda. Anche qui la Vergine perde il mantello nero per riprendere la veste di colore celeste, non verde, e il fazzoletto del lutto lascia spazio a una rosa. La folla esultante accoglie l’incontro delle statue e anche qui la processione prosegue con devozione per le vie del paese.
A Pratola Peligna il giorno di Pasqua, a mezzogiorno, si svolge il rito della “Resuscete”, dove la risuscita è appunto la scena dell’incontro tra Gesù risorto e la Madre. Le statue sono entrambe conservate nel Santuario della Madonna della Libera e se a Sulmona i compiti sono divisi tra i confratelli lauretani e trinitari, qui tutto è gestito dalla locale Arciconfraternita della Trinità. Finita la messa di Pasqua, dal Santuario escono prima la statua del Cristo, poi quella della Madonna che prendono due strade diverse, per ritrovarsi in Piazza Garibaldi, dove si fermano una opposta all’altra. La differenza con Sulmona è che qui entrambe le statue corrono una verso l’altra per ricongiungersi finalmente al centro della piazza. Una volta vicine, Gesù e la Madre fanno tre inchini, uno dei momenti più sentiti e caratteristici della festa. Inizia così la processione gioiosa per le vie del centro, tra applausi, scampanate e la banda che suona a festa fino a rientrare alla Libera. Mentre la statua della Madonna rimane esposta tradizionalmente fino alla Domenica in Albis, la statua del Cristo sarà visibile fino a Pentecoste.
Un legame tra Sulmona e Spoltore è dato dal fatto che condividono lo stesso patrono, San Panfilo. Qui si celebra un’altra bellissima rappresentazione della Madonna che corre, chiamata anche “L’Abbandunate”, l’Abbandonata, una manifestazione secolare che dal 1918 è curata dalla casata De Amicis. A mezzogiorno della domenica di Pasqua una gremita piazza D’Albenzio attende trepidante lo svolgersi del rituale rimasto inalterato nel tempo, tanto che i cortei sono quelli che dalle porte vanno all’antica piazza del paese. Qui la protagonista è la Maddalena, che dalla salita Schiavoni corre a dare a Maria l’annuncio della resurrezione del Figlio; ma la Vergine, abbigliata a lutto, si rifiuta di credere. Questo tragitto della Maddalena tra il Figlio e la Madre incredula si ripete altre due volte; solo al terzo tentativo Maria si avvia verso il centro della piazza, seguita dai simulacri di San Giovanni e della Maddalena. Anche Gesù risorto va di corsa a incontrare la madre, che in quel frangente, si libera del manto nero per scoprire la splendida veste bianca.
Lanciano ha una manifestazione tutta sua, l’Incontro dei Santi, gestito da tre confraternite che sono anche quelle che portano le tre statue: la statua del Cristo risorto (lu ciuppitte) alla Confraternita di Maria Ss. della Pietà e della Concezione; alla Confraternita del Purgatorio la statua della Madonna, mentre alla Confraternita dei santi Simone e Giuda Taddeo, san Giovanni, detto curiosamente lu ruffiane, come se Giovanni, il discepolo che nell’ultima cena poggiò il capo sul petto di Gesù e colui al quale venne affidata Maria sulla croce, fosse un ruffiano che era entrato nelle grazie di Gesù! A Piazza Plebiscito è il “ruffiano” San Giovanni a muoversi: appena visto il Risorto, la statua viene portata dalla Madonna per il lieto annuncio. Il santo fa la spola per tre volte tra le statue di Gesù e Maria – attimi in cui gli inchini sono i gesti più complessi per i portantini – fino a quando, alla terza volta, san Giovanni accompagna la statua del Cristo dal portone della Cattedrale verso la piazza, così da farsi vedere dall’ansiosa Madre. La Vergine, alla vista del Figlio, lascia cadere il mantello nero per scoprire quello bianco a festa e corre incontro al Cristo. Alla fine le tre statue vengono lasciate in Cattedrale, dove resteranno fino al Martedì dopo Pasqua per il cosiddetto “saluto dei santi”: in una coreografia di inchini, i simulacri “si salutano” per fare ritorno alle loro case.
Anche a Corropoli, in provincia di Teramo, la miracolosa statua della Madonna del Sabato Santo, conservata nella Chiesa di Sant’Agnese, è protagonista dello “scappa scappa” o, più semplicemente, “Madonna che Corre”. Il rito non si tiene il giorno di Pasqua, ma il martedì successivo, dalla mattina a mezzogiorno. Per prima esce dal Santuario della Madonna del Sabato Santo la statua dell’apostolo Giovanni (“San Giovanni con il gallo”) che corre, attraversando la folla di fedeli, portandosi in piazza Pie’ di Corte. San Giovanni viene portato diverse volte in giro per le strade del paese e, ad ogni giro, si inchina di fronte al simulacro di Cristo e poi riparte. Poco prima delle 12.00 san Giovanni si reca nella parrocchiale per dare l’annuncio della resurrezione alla Madonna, che intanto attende all’interno della chiesa. All’annuncio la statua della Madonna viene portata fuori: a questo punto i portantini con le due statue sfilano una corsa in salita fino a giungere in piazza, andando incontro al Cristo. A mezzogiorno in punto la Madonna lascia cadere il velo nero e assieme a san Giovanni fa un inchino al Risorto. La breve processione, aperta dalla Madonna, si ricompone ma prima del rientro, c’è un’ultima corsa: san Giovanni e la Vergine Maria con una brevissima corsa raggiungono il Cristo che attende sotto il portone della chiesa; un ultimo inchino di saluto e finalmente le tre le statue rientrano in chiesa, chiudendo così le celebrazioni della settimana santa.
Un giorno forse scriveremo la storia di questa teologia popolare, come si coglie specialmente nelle feste religiose e stagionali, così naturalmente intrecciate, e ci renderemo conto che, per secoli, i nostri antenati hanno compreso il cristianesimo come una liturgia cosmica. Il mistero di Cristo che racchiudeva in sé il destino di tutto il cosmo, quel cosmo che geme e soffre le doglie del parto in attesa della resurrezione, che si compie ogni anno.


