Sci in Abruzzo, qui la neve è ancora naturale

In Abruzzo si scia senza cannoni (mentre il Nord arranca). Il report NeveDiversa 2026 di Legambiente rivela la crisi del sistema neve

di Fausto D'Addario | 19 Marzo 2026 @ 06:00 | AMBIENTE
Sci in Abruzzo, qui la neve è ancora naturale

In un’Italia dove la neve diventa sempre più rara, l’Abruzzo, come in questi giorni, è capace di soprendere. Mentre gran parte delle Alpi fa i conti con temperature in aumento e piste tenute in vita grazie all’innevamento artificiale, sul massiccio del Gran Sasso si continua a sciare su neve naturale. Una notizia che racconta molto più di una stagione fortunata: è il segnale di un possibile cambio di paradigma.

Il quadro generale, infatti, è tutt’altro che rassicurante. Il report Nevediversa 2026 si Legambiente di pochi giorni fa, denuncia come, nonostante la riduzione del manto nevoso — calato del 5-6% ogni decennio negli ultimi cinquant’anni — il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano continui a sostenere il cosiddetto “sistema neve”. Un modello sempre più fragile, che si regge su cannoni sparaneve e bacini artificiali, mentre aumentano gli impianti dismessi (273) e gli “edifici sospesi” (247) tra hotel e strutture abbandonate.

In questo contesto, l’esperienza abruzzese appare controcorrente. A raccontarla è Gianluca Museo, che descrive le favorevoli condizioni climatiche di Campo Imperatore:

“A Campo Imperatore si scia su neve naturale e non abbiamo la stazione impianti per l’innevamento artificiale. La stazione con i suoi 2200 metri di altitudine, con i suoi panorami mozzafiato, è stata riscoperta ed apprezzata, sia perché sta consentendo la pratica dello sci alpino e sci alpinismo sin dal giorno dell’Immacolata, sia perché ritenuta non un parco giochi, ma un luogo di comunità, di lavoro e di vita. E come tale va rispettata”.

Ed è proprio qui il nodo centrale. Il report di Legambiente parla sempre più spesso di “Lunapark della montagna”: 28 realtà in Italia dove, per compensare la mancanza di neve, si moltiplicano attrazioni artificiali — dagli scivoli gonfiabili alle piste in plastica — spesso slegate dal territorio e dalla sua identità.

Un modello che rischia di trasformare le terre alte in “fabbriche del divertimento”, dove l’esperienza è rapida, standardizzata e consumabile, ma priva di relazione autentica con l’ambiente.

Eppure, alternative concrete esistono. Lo dimostrano proprio alcune buone pratiche segnalate dal report per lmAbruzzo. Il Cammino del Gran Sasso, ad esempio, promuove un turismo lento lungo 61 chilometri tra borghi, altopiani e paesaggi incontaminati. Oppure le attività di Wildlife Adventures nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che puntano sull’osservazione della fauna e sull’educazione ambientale. Esperienze che mettono al centro la sostenibilità, la biodiversità e le comunità locali, indicando una strada possibile per il futuro del turismo montano, anche in assenza di neve.

La sfida, ora, è politica e culturale: investire meno nell’innevamento artificiale e più nella riconversione e destagionalizzazione. Perché se è vero che la neve diminuisce, è altrettanto vero che il valore della montagna può crescere, ma a patto di cambiare prospettiva.



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