Scuola. Bocciare? Inutile, a volte dannoso

Riflessioni di un insegnante

di Enrico M. Rosati | 12 Marzo 2024 @ 05:47 | CULTURA
Scuola bocciare

Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che respingete. Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.

Lettera a una professoressa, Don Milani

Scuola. Bocciare? Siamo alla fine del primo quadrimestre e già ci sono centinaia di alunni a cui è stata promessa la bocciatura. Una pratica inutile impugnata come una frusta dall’Istituzione educativa per eccellenza. Se la bocciatura era anacronistica già ai tempi di Don Milani anche solo pensare che oggi possa essere una strada percorribile per sostenere gli apprendimenti e la crescita di ragazze e ragazzi è grave.
Ora sappiamo che ognuno di noi impara in modo diverso, che le intelligenze che ci sostengono nel nostro apprendimento sono molteplici così come è unica la nostra storia personale e sono varie le situazioni culturali, sociali ed economiche delle nostre famiglie.

Quanto la scuola tiene conto di questo?

Qualsiasi professore abbia pensato di bocciare un alunno si chieda quante volte ha proposto una lezione alternativa a quella frontale nel corso del primo quadrimestre. Se la risposta è inferiore ad almeno una volta a settimana allora concordo che qualcuno debba ripetere l’anno ma parlo di chi siede dietro alla cattedra.

Quando entriamo in aula spesso ci troviamo dinanzi a persone con bisogni educativi speciali e disturbi specifici dell’apprendimento.
Quanti ausili coerenti ed efficaci vengono predisposti dalla scuola? Quanti dai professori che richiedono sforzi maggiori a chi ogni giorno parte svantaggiato e che oggi siedono agli scrutini intenzionati a bocciare chi nel corso di questo mezzo anno è rimasto indietro? Non abbastanza, chiaramente.

“Ai miei tempi non c’erano tutte queste certificazioni” afferma qualcuno. Vero, ma i tempi sono cambiati, fortunatamente. Adesso viene prestata molta più attenzione alle specificità del singolo. La pedagogia ha fatto passi da gigante a differenza della scuola che sembra alle volte ancorata a un passato fatto di ricordi sbiaditi e illusioni.

A quale scopo bocciare?

Per punire, direbbe qualcuno, non ti sei impegnato abbastanza o ti sei comportato male e quindi ti faccio perdere l’anno.
Per insegnare, affermerebbe qualcun altro, perché nella vita bisogna meritarsi di andare avanti.
Perché altrimenti poi la gente non ha più motivo di impegnarsi a scuola, tanto la promozione gliela regaliamo, concluderebbero molti.

La punizione

Sono d’accordo che se una persona non si impegna abbastanza vada punita. E dunque, una volta che concordiamo sulla bocciatura di chi siede sui banchi, come applichiamo lo stesso metodo a chi invece sta dietro alla cattedra?

Se invece si boccia chi si è comportato male concordo che si stia infliggendo una punizione, ma non tanto all’alunno quanto ai professori del prossimo anno che si ritroveranno il ragazzo, che ora oltre ad essere indisciplinato è anche rancoroso, in una classe di alunni più piccoli che penderanno dalla sua bocca e lo prenderanno come esempio. L’alunno si ritroverà popolare, specie se lo si boccia in primo superiore, e leader di un gruppo che ne emulerà il comportamento, insomma, un bel regalo per spingerlo a continuare sulla strada della maleducazione. Questo senza contare che la “maleducazione” spesso deriva dal Disturbo Oppositivo Provocatorio o da altre difficoltà che, anche se punite severamente, non spariscono, purtroppo.

Per insegnare

Come non concordare, nella vita bisogna meritarsi di andare avanti, parole sacrosante. Ma la scuola ad oggi credete che metta tutti nella condizione di andare avanti dando il proprio massimo? Quante verifiche o compiti vengono svolti senza gli ausili che per legge spetterebbero agli alunni perché “Eh no, poi è troppo facile”. Si pensi che ci sta ancora chi si rifiuta di far usare la calcolatrice e opta per la tavola pitagorica o che crede sia assurdo fare le interrogazioni programmate. Alunni bocciati per questo motivo pagano lo scotto di una scuola che non vede i propri limiti.

Se non bocciamo poi nessuno viene a scuola per imparare

Qui scappa un sorriso. Esistono rinforzi positivi e negativi, sicuramente togliendo la bocciatura si elimina un rinforzo negativo ma chiunque creda che è l’unica cosa che lega i ragazzi all’apprendimento e alla scuola necessita di aprire i propri orizzonti.



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