Scuola e ChatGpt? Quasi amici
di Enrico M. Rosati | 05 Maggio 2024 @ 05:00 | RACCONTANDO
L’AQUILA – Scuola e ChatGpt? Quasi amici. Una delle scene più iconiche della serie “Un Professore” è la consegna dei compiti di latino dal parte del Prof. Lombardi che, realizzando di trovarsi dinanzi a delle traduzioni perfette, mette due a tutti.
Con grande ironia, è successa anche in una delle classi in cui insegno. Il prof di Italiano, tornando con i compiti in classe, ha riconsegnato una sfilza di 4 a prove perfette.
- Come ha fatto a capire che abbiamo copiato?
Ha chiesto Ugo, che per quel 10 in Italiano ha studiato un intero pomeriggio come fare prompt giusti affinché il suo tema fosse il più realisticamente possibile scritto da lui.
La risposta ha lasciato tutti basiti. Per i più è stato facile, se un alunno scrive un compito in modo perfetto quando fino al giorno prima aveva serie lacune è difficile non sgamare lo zampino delle IA. Per gli altri, invece, è bastato chiedere a ChatGpt se avesse fatto lui i compiti e la risposta è stata positiva.

Tu quoque, ChatGpt
Come Cesare con Bruto, gli alunni erano stati traditi da quello che si prospettava complice di anni di grandi voti e poco studio.
Un rapporto, quello tra studenti e IA, che può essere descritto come “Quasi amici”. ChatGpt ha tutto per essere il miglior amico di un alunno. Infatti, mentre prima per poter cercare un’informazione specifica bisognava scrollare tra titoli clickbait e articoli inutili, ora basta chiedere all’IA e si avrà quasi sempre una risposta precisa a ciò che si cerca (ma non sempre corretta, attenzione).
Al contempo, la stessa intelligenza riconosce i propri elaborati e fa in modo che chi lo utilizza per copiare venga subito scoperto. Come i doni della morte, le IA sono state per le verifiche degli alunni attimi felici svaniti all’istante.
La vicenda in questione stimola delle riflessioni doverose sull’utilizzo di IA come sostituti ai prof. Ad esempio, è giusto che un computer con IA corregga il compito di un essere umano? Non ne può capire i sentimenti, empatizzare con ciò che viene scritto e di conseguenza peccherà di valutazione emotiva. Da un lato utilizzare le IA per correggere i temi può far cadere l’Italia indietro di decenni. Sono anni che come scuola proviamo a cambiare il modo di approcciarci alle valutazioni, lasciando indietro voti asettici e muovendoci sempre più verso una valutazione per competenze. Le IA non sembrano, per molti, ancora pronte a questo passaggio e di conseguenza non possono essere utilizzate per dare voti.
Al contempo, molti dei bias della valutazioni odierne dipendono da un aspetto troppo umano del docente, si pensi all’effetto pigmalione. Utilizzare le IA come controverifica del proprio voto potrebbe migliorare la valutazione Italiana.


