Siamo stati provocati, non per il Giudice: scatta la diffamazione
di Redazione | 24 Marzo 2021 @ 07:25 | LA LEGGE E LA DIFESA
Siamo stati provocati, non per il Giudice: scatta la condanna per diffamazione su Fb. Si erano appellati allo stato d’ira ed altre giustificazioni ma non c’è stato niente da fare per due coniugi titolari di una squadra di ciclismo. La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale.
Le offese, a maggior ragione se destinate all’ampia platea di Facebook, non sono giustificabili.
Le uniche attenuanti possibili sono se un’azione che prevarica “oggettivamente” la forma della civile convivenza. Non era questo il caso. I due coniugi si erano impegnati in una serie di pesanti offese nei confronti di un loro corridore, reo, secondo i due, di aver accampato scuse per non partecipare ad una gara. La reazione del padre del ragazzo era secondo i coniugi il motivo dello sfogo. Ma le cose stavano in modo molto diverso secondo la giustizia.
Diffamazione su Fb, decisiva anche la minaccia di ritorsione
Il corridore infatti veniva anche minacciato di esclusione dalle gare successive. E la minaccia di una ritorsione poteva ben giustificare la reazione del corridore, che peraltro era stato effettivamente ricoverato. Ad aggravare la situazione il ricorso ai social network con gravi e sprezzanti offese che nulla hanno a che fare con la critica, giusta o meno, al ciclista. Offese che nulla aveva a che fare anche con il caso specifico, ma tracimavano in insulti generici al ciclista. Altro discorso infatti sarebbe stato se i due, certi delle loro convinzioni, si fossero appellati alla giustizia sportiva. Non sarebbe stata diffamazione.


