Sicurezza Gran Sasso, con i lavori l’acquedotto rischia chiusure più lunghe

di Alessio Ludovici | 11 Marzo 2021 @ 12:03 | AMBIENTE

L’AQUILA – I chiarimenti e la preoccupazione sulla situazione dei lavori di messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso sono arrivati durante la seduta odierna della Commissione di Garanzia e Controllo. Il Presidente della Gran Sasso Acqua, Alessandro Piccinini, è preoccupato che non ci sia la giusta percezione dei lavori che il Commissario per la messa in sicurezza dovrà fare. La commissione era stata convocata dal consigliere comunale Giustino Masciocco su richiesta del consigliere Lelio De Santis in seguito alle interruzioni di queste settimane. Prossimamente Masciocco chiederà di ascoltare anche il commissario Gisonni. 

Le interruzioni sono stati diverse in questo periodo anche se non hanno generato problemi insormontabili. La preoccupazione vera è per il futuro. Oggi infatti siamo in fase di studio e analisi della messa in sicurezza, il Commissario dovrà quindi stabilire gli interventi da fare. Piccinini ha voluto mettere in guardia tutti: con i lavori si potrebbe arrivare a sospensioni più lunghe dell’acquedotto del Gran Sasso.

L’azienda dovrà lavorare ad un eventuale piano B per garantire comunque una fornitura regolare. L’acquedotto del Gran Sasso oltre a parte del Comune dell’Aquila e le frazioni est serve una lunga serie di Comuni a est del capoluogo.

Piccinini ha già incontrato i Comuni. Ha sollecitato anche pubblicamente una maggiore sensibilità da parte del Commissario ai problemi che la messa in sicurezza sta già generando. Le cose, da un punto di vista della diplomazia, sarebbero migliorate.

Gran Sasso, indagini e polemiche

Un quadro conoscitivo generale dovrebbe arrivare forse a inizio 2022. Quello che sta venendo fuori però è già preoccupante. Oggi Gsa ha detto che ci sono canalizzazioni ostruite. “L’acqua – ha spiegato il consulente dell’Azienda, Leopardi – si porta con sé rocce e residui che nel corso degli anni si sono accumulate”.

C’è poi una rete di canalizzazioni praticamente sconosciuta, stando ad una comunicazione di qualche giorno fa di Marco Marsilio. “Ci sono oltre 7 chilometri di canalizzazioni tombate sotto il tracciato autostradale non censite che non sono state mai ispezionate né sono ispezionabili in quanto da quando sono state realizzate, ormai 40 anni fa, non se ne conosceva neanche il tracciato, né forse persino l’esistenza.”
“Alla luce di quanto appreso – continuava il Presidente della Regione Abruzzo  – possiamo amaramente concludere che fino a oggi si parlava a vanvera di come mettere in sicurezza l’acquifero del Gran Sasso poiché non esisteva neanche una sufficiente conoscenza dell’infrastruttura di cui parliamo.”

Di tutt’altro avviso la Stazione Ornitologica Abruzzese, da sempre attenta alle vicende bacino del Gran Sasso e dei suoi protagonisti. “Sulla crisi idrica di L’Aquila  – scrive la Soa – se il gestore acquedottistico chiede preventivamente, almeno come sembra dalle comunicazioni apparse sulla stampa, di sospendere i lavori del Commissario Gisonni che invece vanno avanti lo stesso costringendo la società acquedottistica a disporre l’interruzione di un pubblico servizio fondamentale, c’entrano le regole ciniche e bare oppure semplicemente responsabilità di qualcuno che vanno accertate?”.

“Il Gran Sasso – prosegue la nota dell’associazione ambientalista – non può rimanere sempre “ostaggio” di un sistema che non vuole ammettere che esistono limiti intrinseci e norme da rispettare e in cui in ogni caso va privilegiato il bene primario e strategico “acqua” mettendo in sicurezza le altre due con tecnologie e modalità d’uso adeguate che per i laboratori può anche significare impedire l’introduzione di alcune sostanze pericolose anche nel futuro.”



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