Sinestesie, “Il racconto dei sensi”: a L’Aquila la mostra antologica che ripercorre vent’anni di Premio
Pittura, scultura, video e installazioni per un percorso multisensoriale che dialoga con il calendario culturale verso L’Aquila Capitale italiana della Cultura.
di Angelo Clementi | 09 Febbraio 2026 @ 05:10 | L'AQUILA CAPITALE CULTURA
L’AQUILA – “Sinestesie: il racconto dei sensi” ha aperto al pubblico con una mostra temporanea che raccoglie le opere vincitrici delle scorse edizioni del Premio Sinestesie dal 2005 al 2025. L’esposizione è ospitata alla Galleria Piano strada (via Tre Marie 32) e resterà visitabile fino al 22 febbraio, con ingresso libero.
L’idea per la mostra antologica nasce come omaggio e sintesi di un percorso che, nelle intenzioni degli organizzatori, ha voluto tenere insieme qualità artistica, rigore nella selezione e capacità di parlare a pubblici diversi. “Abbiamo coinvolto gli artisti e creato non solo un partenariato istituzionale, ma anche un partenariato culturale”, ha spiegato Carlo Mangolini, il curatore della mostra, sottolineando che “volevamo che la selezione delle opere fosse affidata anche a storici dell’arte, critici e addetti ai lavori”.

Il valore artistico della sinestesia: opere da “vivere” più che da decifrare
Il cuore della mostra è l’esperienza sinestetica come dispositivo estetico: non un concetto astratto, ma un modo di “aprire i confini dei sensi”, mettendo l’opera in relazione con la percezione e con la memoria emotiva. Nel racconto di Mangolini, uno dei passaggi decisivi è stato il confronto con il tema del sisma: “nel 2009 avevamo invitato gli artisti a raccontare, tramite la sinestesia, il terremoto. Volevamo affidare all’arte la capacità di testimoniare ciò che stava accadendo”.
Su questo impianto si innesta la lettura di Cristina Aglietti, storica dell’arte, che ha richiamato l’esigenza di superare la distanza che spesso separa il pubblico dall’arte contemporanea. “Le opere d’arte contemporanea non devono essere ‘comprese’, devono essere vissute”, ha detto, insistendo sulla necessità di porsi “senza filtri di alcun genere” davanti ai lavori esposti. La mostra, nelle sue parole, è pensata come uno spazio raccolto, “una sorta di scrigno”, dove opere nate in momenti diversi possono “dialogare tra loro e generare connessioni e interconnessioni”.

Un esempio evocato durante la presentazione riguarda Franco Bastianelli e il lavoro “L’Aquila polimaterica”, citato come opera capace di attivare più livelli percettivi: materiali, tatto, vista ed emozione. In questa chiave, la fruizione diventa parte integrante del senso: “Ognuno di noi deve essere chiamato a mostrarsi quasi nudo di fronte a un’opera d’arte”, ha aggiunto Aglietti, “proprio per lasciare che sia questa a rivestirci di significato”.
Cultura e città: una mostra che affonda nell’identità della città
L’antologica si colloca nel calendario culturale cittadino come iniziativa che rafforza la continuità del progetto e lo proietta verso la nuova edizione del Premio, che nel 2026 proporrà agli artisti il tema del “multiverso”. Mangolini lo ha definito come un’idea di “molteplicità” e “coesistenza di tante cose in un territorio”, con “coesistenze temporali, culturali, multiterritoriali”, legandolo esplicitamente al percorso di L’Aquila Capitale della Cultura.
Accanto alla dimensione artistica, emerge la costruzione di una rete di partner e sostegni: il progetto è promosso dall’associazione FuoriScala e si sviluppa con patrocini e collaborazioni che includono MAXXI L’Aquila e la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale del Cinema, oltre al supporto della Fondazione Carispaq.

Nel discorso dei promotori, l’obiettivo non è soltanto esporre, ma far circolare idee e lavori: “Un evento nasce nel nostro territorio, ma che non ha confini territoriali”, ha detto Mangolini, rivendicando la necessità di “uno scambio reciproco” per rendere una proposta davvero attrattiva. E sul piano della comunicazione culturale, Aglietti ha rimarcato la scelta di una divulgazione accessibile “volutamente non ho usato il ‘critichese’ per descrivere le opere ho cercato di rompere questa barriera istituzionale”.
È in questa intersezione di qualità artistica, esperienza del pubblico, rete istituzionale e visione urbana che “Il racconto dei sensi” assume un valore che va oltre l’evento: una mostra breve, ma coerente con l’idea di una città con un ruolo nazionale, costruendo continuità, contenuti e partecipazione.
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