Sulmona, diffida di LNDC e LAV sul servizio canile
di Redazione | 09 Gennaio 2026 @ 14:59 | ATTUALITA'
LNDC Animal Protection e LAV hanno inviato una formale diffida al Comune di Sulmona, chiedendo l’immediata sospensione e l’annullamento in autotutela della procedura per l’affidamento del servizio di ricovero, custodia e mantenimento dei cani randagi, prevista in forma esternalizzata a partire dal 1° gennaio 2026.
Secondo le associazioni, gli atti adottati dall’Amministrazione presentano gravi profili di illegittimità normativa, amministrativa ed economica, tali da mettere seriamente a rischio il benessere animale e da compromettere l’interesse pubblico connesso a un servizio essenziale, che dovrebbe essere svolto nel rispetto di criteri di qualità, trasparenza e legalità.
Standard assenti e regole di gara modificate
Tra le principali criticità segnalate, LNDC e LAV denunciano la totale assenza di standard qualitativi minimi vincolanti relativi alla gestione del canile: dalla dotazione di personale alla cura sanitaria, dalla pulizia all’arricchimento ambientale, fino alla gestione comportamentale e ai controlli sul benessere degli animali.
Una mancanza definita gravissima, che renderebbe il servizio di fatto non verificabile e aprirebbe la strada a gestioni inadeguate e potenzialmente lesive per i cani ospitati.
Ulteriori rilievi riguardano la modifica postuma delle regole di gara, con l’introduzione di documentazione e condizioni non previste nell’avviso pubblico originario. Un comportamento che, secondo le associazioni, viola i principi di parità di trattamento, trasparenza e certezza delle regole, alterando la concorrenza e compromettendo la legittimità dell’intera procedura.
Risorse insufficienti e diritti delle associazioni
LNDC Animal Protection e LAV evidenziano inoltre la forte incongruità dell’importo economico previsto, drasticamente ridotto rispetto agli affidamenti precedenti e giudicato incompatibile con il rispetto degli standard minimi di benessere animale. Un’impostazione che rischia di favorire una logica di massimo ribasso, espressamente vietata dalla normativa regionale e nazionale per servizi così delicati e già più volte stigmatizzata anche da ANAC.
Particolarmente grave, secondo le associazioni, è anche la mancata tutela del diritto di prelazione delle associazioni protezionistiche, previsto dalla normativa regionale ma di fatto svuotato di contenuto nella procedura in esame. A ciò si aggiunge la reiterazione di affidamenti e proroghe senza adeguate evidenze pubbliche sulla qualità del servizio svolto e sui controlli effettuati.
“La gestione del randagismo e dei canili – dichiarano LNDC Animal Protection e LAV – non può essere trattata come una semplice questione contabile. Parliamo di un servizio pubblico fondamentale che coinvolge esseri senzienti e richiede competenza, risorse adeguate e controlli rigorosi”.
Le associazioni chiedono quindi al Comune di ritirare gli atti, sospendere la procedura in corso e avviare una nuova selezione conforme alla normativa vigente, fondata su criteri qualitativi, su una base economica congrua e su reali garanzie di benessere animale, riservandosi in caso contrario di ricorrere alle sedi competenti.


