Via Panella, il collo di bottiglia nella corsa dell’Aquila verso il 2026
Il consigliere Romano: "Anni di scelte rinviate e parcheggi costosi, cittadini ostaggio dei cantieri"
di Fabio Iuliano | 26 Novembre 2025 @ 06:00 | ATTUALITA'
File di auto in coda, clacson, frecce d’emergenza, operai dietro le transenne. In questi giorni arrivare o uscire dal centro dall’asse di via Panella significa misurare con il contagocce i minuti, quando va bene, e fare i conti con la sensazione di una città che non riesce a stare dietro ai propri cantieri. Un ingorgo che non è solo fisico, ma anche politico e amministrativo.
Per il consigliere comunale Paolo Romano (L’Aquila Nuova), la situazione della viabilità nel capoluogo è diventata il simbolo di anni di scelte rinviate: “Una città che paga anni di mancate decisioni e che oggi è costretta a inseguire migliorie nel miraggio dell’Aquila Capitale italiana della cultura”. Via Panella, con i lavori legati all’ex Caserma Rossi, a ridosso della Questura, è il caso più evidente.
Qui l’amministrazione ha scelto di realizzare l’ingresso a un parcheggio pubblico sacrificando un parco e disegnando una nuova rotatoria a ridosso di quella esistente, mentre la complanare di via Parrozzani, che garantiva già una buona scorrevolezza, è stata di fatto cancellata. Il tutto in un’area, quella dell’ex Caserma Rossi, per la quale negli anni sono stati annunciati progetti su progetti senza arrivare a una vera pianificazione complessiva. “Sappiamo solo, quasi con sicurezza”, spiega Romano, “che vi andranno gli uffici del Demanio che dovranno realizzare parcheggi da cedere al Comune. In pratica si sono invertiti i ruoli: ciò che l’amministrazione dovrebbe ottenere da chi interviene sull’area, lo sta facendo con fondi propri su una parte di cui nemmeno è proprietaria”.
A questo si aggiunge un elemento non secondario: sotto l’ingresso dell’ex Caserma, dove si sta lavorando, sarebbero presenti cunicoli che condurrebbero fino al Forte Spagnolo. Romano si chiede se sia stata effettuata un’indagine archeologica preventiva adeguata, a tutela di eventuali preesistenze.
Sulla carta, l’idea del parcheggio ai margini della città storica ha una sua logica: spostare i flussi, creare un nodo di interscambio, rendere più ordinato l’accesso al centro. Il problema, sostiene Romano, è il metodo: “Il punto non è solo cosa si fa, ma come lo si fa. Il peccato originale sta nell’aver fatto tutto alla carlona, senza una comunicazione preventiva chiara e senza una pianificazione che tenesse conto delle necessità dei residenti, delle attività commerciali, delle scuole, dei Vigili del fuoco, della Questura, del traffico quotidiano”.
La scelta di chiudere via Parrozzani e restringere via Panella è arrivata mentre, a poca distanza, partivano i lavori sugli spartitraffico del Torrione, finanziati dal 2023, sovrapponendo di fatto i disagi e riducendo al minimo le strade alternative. Il risultato è sotto gli occhi di chiunque resti imbottigliato mattina e pomeriggio.
Non è solo una questione di cantieri, ma anche di come si spendono le risorse per la sosta. L’avvocato Fausto Corti, che segue da tempo i dossier sulla mobilità, ha fatto un “conto della serva”: 13 milioni per il parcheggio a raso di San Bernardino (110 posti), 6 milioni per quello dell’ex Inam (150 posti), altri 6 per la struttura di viale della Croce Rossa (200 posti). In tutto 25 milioni per 460 posti auto, circa 54 mila euro a stallo, una cifra vicina al valore di un appartamento di medie dimensioni. Un livello di investimento che, in ambito privato, richiederebbe motivazioni molto solide in termini di benefici attesi.
Sul fondo resta, dunque, il grande assente: il Pums, il Piano urbano della mobilità sostenibile. Approvato nel 2021, secondo Romano era già allora arretrato e, soprattutto, non è stato accompagnato dai piani attuativi indispensabili: piano del traffico, della sosta, del trasporto pubblico locale, della logistica, della sicurezza stradale. “Questi piani dovevano essere la bussola, lo strumento per decidere dove aprire i cantieri, quando aprirli, come gestire la viabilità provvisoria. Se non si conoscono i numeri reali del traffico cittadino, come si possono progettare rotatorie, sensi di marcia, chiusure di complanari?”.
È qui che, secondo il consigliere, si consuma lo scarto più evidente tra narrazione e realtà: mentre si parla di trasformazione e di città che si prepara al 2026, i cittadini “si trovano ostaggio dei lavori, costretti ogni giorno a orientarsi da soli tra cantieri e divieti” e percepiscono “non la programmazione, ma la rincorsa; non la visione, ma il caos”.
Via Panella, conclude Romano, non è solo un nodo di traffico: è un test di credibilità. “O si cambia metodo”, conclude, “o tra qualche anno parleremo degli stessi problemi in un altro punto della città, davanti a un altro cantiere aperto senza programmazione. La responsabilità politica oggi è restituire ai cittadini una città governata, non subita, una città che si prepara al proprio futuro con visione”.


