Un viaggio nella storia del Carnevale con tappa a L’Aquila, dove la tradizione è legata ad un tragico evento del passato
Origini, tradizioni e significato di una festa antica
di Barbara Ulian | 03 Febbraio 2025 @ 05:48 | RACCONTANDO
Un viaggio nella storia del Carnevale: origini, tradizioni e significato di una festa antica – Il Carnevale affonda le sue radici in tempi remoti, mescolando elementi sacri e profani in un’unica celebrazione di gioia e spensieratezza. Questa festività, la cui data varia di anno in anno, precede la Quaresima ed è caratterizzata da maschere, costumi e dolci tipici. Il termine “Carnevale” deriva dal latino “carnem levare”, ovvero “eliminare la carne”, un chiaro riferimento ai sontuosi banchetti che si tenevano prima del periodo di digiuno quaresimale.
Sebbene oggi sia considerata una festa legata alla cultura cristiana, le sue origini risalgono alle celebrazioni pagane dell’antichità. In particolare, nell’antica Roma si tenevano i Saturnali, festività dedicate al dio Saturno, durante le quali si abbandonavano le rigide gerarchie sociali per un periodo di totale libertà e divertimento.
Il Carnevale non ha una data fissa e si sviluppa in diversi momenti culminanti: il Giovedì Grasso, la Domenica di Carnevale e il Martedì Grasso, che segna la fine dei festeggiamenti prima del Mercoledì delle Ceneri. A Milano e nelle zone soggette al rito ambrosiano, invece, il Carnevale si protrae fino al sabato successivo al Martedì Grasso, assumendo il nome di “Carnevalone”.
Le radici del Carnevale si intrecciano con le antiche celebrazioni pagane che salutavano l’inverno e accoglievano la primavera. Indossare maschere e travestimenti consentiva di mantenere l’anonimato e di godere della libertà concessa da questi giorni di festa.
Con il Medioevo, il Carnevale assunse un nuovo volto, grazie alla Chiesa che cercò di contenerne gli eccessi. In questo periodo si diffuse l’usanza di rappresentazioni teatrali con compagnie di attori mascherati e l’introduzione di simboli come il fantoccio, che veniva bruciato o distrutto a fine festa per esorcizzare le negatività dell’anno trascorso e propiziare un futuro prospero.
Perché a Carnevale Ogni Scherzo Vale?
L’espressione “A Carnevale ogni scherzo vale” riflette lo spirito di spensieratezza e libertà che da sempre caratterizza questa celebrazione. Questo modo di dire ha origini antiche e si ricollega alle licenze concesse durante i Saturnali romani, quando l’ordine sociale veniva temporaneamente sovvertito. Gli scherzi, quindi, diventavano parte integrante del divertimento e contribuivano a creare un’atmosfera di leggerezza e gioco.
In alcune culture arcaiche, le maschere avevano anche un significato spirituale: indossarle significava entrare in contatto con le energie della natura e ottenere protezione e fertilità per il nuovo anno.
A L’Aquila, la festa più colorata dell’anno è anche la più breve del mondo
Mentre in molte città italiane il Carnevale è un periodo di sfrenata allegria, a L’Aquila questa festività assume un carattere più contenuto e privato. La ragione di questa peculiarità affonda le radici in un tragico evento storico avvenuto il 2 febbraio 1703, giorno della Candelora. In quella data, un devastante terremoto colpì la città, causando migliaia di vittime e lasciando un segno indelebile nella memoria collettiva.
Le chiese della città erano gremite di fedeli quando la terra iniziò a tremare violentemente, provocando il crollo di numerosi edifici, tra cui la chiesa di San Domenico, dove persero la vita centinaia di persone. Il sisma, di straordinaria potenza distruttiva, danneggiò gravemente anche le basiliche di Collemaggio, San Bernardino, la Cattedrale e molte altre strutture simbolo della città.
Quella tragedia segnò profondamente la comunità aquilana, al punto da modificare perfino i colori del gonfalone cittadino: il tradizionale bianco e rosso venne sostituito dal nero, in segno di lutto, e dal verde, simbolo di speranza e rinascita. Ancora oggi, la memoria di quel drammatico evento è talmente radicata che il Carnevale non inizia mai prima del 2 febbraio, ma prende il via solo il 3, rendendolo di fatto il più breve del mondo.
Le maschere più famose del Carnevale in Italia
La parola maschera deriva dall’arabo “Mascarà”, che significa: scherno, satira. Nel teatro greco e in quello romano la maschera veniva usata dagli attori per sottolineare i tratti del personaggio che interpretavano. Nel XVI secolo si afferma in Italia la “Commedia dell’arte” e, uno dei temi ricorrenti, era la beffa del servo che riusciva ad avere la sua rivincita verso il potente. È in questo quadro che sui palcoscenici di Venezia nasce il personaggio di Zanni (il servo zotico) che poi subirà diverse metamorfosi fino a diventare rappresentativo della figura del servo attraverso maschere della nostra tradizione come Arlecchino e Pulcinella. Oggi, oltre ad utilizzare le maschere, si pensa a come truccarsi per il carnevale riproducendo, magari, anche le classiche maschere veneziane, con il solo aiuto del make up. Ma vediamo quali sono alcune delle maschere di Carnevale più famose d’Italia.
Arlecchino: questa maschera ha origine a Bergamo e rappresenta la figura del servo sciocco ma dotato di buon senso, ma sempre pieno di debiti. Rappresenta chi è capace di adattarsi a ogni situazione e servirebbe chiunque per avere dei propri vantaggi.

Pulcinella: anche questa maschera, che nasce a Napoli, rappresenta la figura del servo. Ha la gobba il naso adunco e indossa un camicione e un cappello bianco. Rappresenta la plebe napoletana che si ribella alla classe medio-alta borghese, simboleggiando la rivincita del popolo sui potenti.

Balanzone: maschera tipica bolognese, è un dottore burbero e chiacchierone che si fa credere sapiente ma che prova sempre a truffare chi gli capita a tiro. Rappresenta la presa in giro di quelli che non fanno altro che vantarsi del proprio sapere ogni volta che si presenta l’occasione.

Colombina: serva chiacchierona e furba della tradizione veneziana, affezionata alla sua padrona Rosaura per la quale farebbe di tutto pur di renderla felice. Indossa un abito semplice con delle balze, un grembiule mal ridotto e una cuffietta bianca.

Brighella: altra maschera di Bergamo è un servo furbo a cui piace litigare con le persone e attaccar briga (da qui il suo nome). Porta pantaloni e giacca bianchi con disegni verdi, un cappello da cuoco e una maschera nera.

Pantalone: è la maschera che rappresenta un mercante vecchio e brontolone, tipico della tradizione veneziana. È dedito solo al denaro e al commercio. Le uniche che riescono a tenergli testa sono la moglie e le figlie.



