Vivai, Ferfa: “Ricostruire il servizio forestale”

di Alessio Ludovici | 20 Aprile 2024 @ 05:00 | AMBIENTE

L’AQUILA – Sulla situazione della vivaistica forestale, di cui abbiamo parlato ieri, interviene Ezio Di Cintio, referente della FeRFA, l’associazione che, dopo la riforma Madia che soppresse il Cfs, si batte per il ripristino di un corpo forestale nazionale. “Ci sentiamo in dovere di fare delle precisazioni” spiega Di Cintio, “poiché siamo in primis un’associazione che lotta per ridare a questo Paese un Corpo Forestale o comunque un Servizio forestale che si occupi del settore ambientale e soprattutto del patrimonio forestale, in Regioni come l’Abruzzo che hanno un soprassuolo forestale molto importante.”

Il Pnrr e la riforestazione

“Che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) abbia messo a disposizione tanti soldi per la forestazione urbana è cosa nota, e sono ben 330.000.000 (trecentotrentamilioni) di euro che dovrebbero essere stanziati. Unico obiettivo? La messa a dimora di oltre 6 milioni di alberi entro il 2026. Va citata anche l’interessante idea venuta allo scienziato/scrittore Stefano Mancuso, al Presidente di Slow Food Carlo Petrini e al Vescovo di Rieti Domenico Pompili. Mettere a dimora oltre 60 milioni di alberi autoctoni nelle cinture urbane dei maggiori comuni italiani. Un albero per ciascun cittadino italiano da piantare nei prossimi anni nei centri abitati soffocati da smog, traffico e rumore. Creare tante piccole foreste urbane nelle zone degradate e nelle aree rimaste libere delle nostre città. Il tutto per una superficie forestale aggiuntiva di oltre 60.000 ettari. Per intenderci, si tratta di realizzare nuovi boschi urbani per una superficie equivalente a 100.000 campi di calcio, anche la FeRFA ha aderito però Il problema nasce dal fatto che l’Italia non ha più a disposizione 60 milioni di piantine forestali autoctone e certificate da mettere a dimora. Basta non cadere nelle furbata di mettere a dimora ghiande invece di piantine, come è successo ai Carabinieri forestali.” 

“I vivai forestali del Corpo forestale dello Stato – prosegue Di Cintio – sono stati trasferiti anni fa alle Regioni e alle Comunità montane. In molti casi la gestione tramite convenzioni è continuata fino alla soppressione della forestale, ora sono stati quasi tutti chiusi o abbandonati. I pochi vivai italiani funzionanti possono disporre tra qualche anno al massimo di 5 milioni di piantine forestali autoctone.”

Ma non è l’unico problema secondo la Ferfa. “Non mancano soltanto gli alberi e i vivai forestali, ma con la soppressione del Corpo, stanno venendo meno anche le competenze professionali e le strutture tecniche necessarie per progettare e realizzare in tutta Italia questo importante cantiere verde nonché per gestire bene questo futuro patrimonio forestale.”

La situazione in Abruzzo

In Abruzzo il Cfs gestiva diversi vivai, Mammarella ma anche quelli di Avezzano e Casoli, Santa Filomena, Acquaviva a Teramo e il Feliciti a Isola del Gran Sasso, Roccaraso e il vivaio Congiunti di Collecorvino.

Sul tentativo della Regione Abruzzo di riattivare alcuni dei vivai regionali, Di Cintio spiega: “Il vivaio forestale Mammarella, dopo la gestione oculata del Corpo forestale dello Stato (venuta meno con la sciagurata soppressione  del Corpo voluta da Matteo Renzi), non  citata nell’articolo neanche dai tecnici che hanno lavorato con quella gestione, vogliamo ricordare che il rilancio del vivaio non avverrà con le cooperative sociali. Va ricostruito quel servizio forestale che è stato smantellato e che può ancora essere riattivato, di grande competenza tecnica e radicato in tutto il territorio nazionale. Nonostante sia apprezzabile l’interazione fra la Regione e l’Università degli Studi dell’Aquila, viene da chiedersi a quale dipartimento universitario si intende affidarsi per promuovere ricerche e avviare spin off su temi inerenti la vivaistica forestale. Questa è una delle materie di studio compresa nel settore scientifico disciplinare AGR/05 erogato nei corsi di laurea (L-25) o di laurea magistrale (LM-73) in scienze forestali (talvolta nei corsi di scienze agrarie), che non si ritrova nell’offerta formativa dell’ateneo aquilano.”



TAGS