Il Fuoco del Morrone ‘incendia’ la Perdonanza
di Michela Santoro | 24 Agosto 2024 @ 05:00 | PERDONANZA
Ruota intorno alla metafora del fuoco il discorso pronunciato dall’Arcivescovo dell’Aquila, Mons. Antonio D’Angelo per la sua prima Perdonanza Celestiniana.
“Nella vita di San Celestino la preghiera è stata la luce che ha accompagnato la sua esistenza”
L’AQUILA – “Nella nostra vita diocesana – aveva dichiarato Mons. D’Angelo, recentemente interrogato sulla prima delle sfide del suo mandato – la Perdonanza rappresenta il momento centrale dell’anno della vita pastorale; un dono speciale che il Signore ha voluto lasciare per mezzo di Papa Celestino V a questa comunità; un dono di grazia che in qualche modo riporta pace e serenità al cuore dell’uomo”.
Un dono che Mons. D’Angelo ha voluto ricondurre al fuoco per rappresentarne al meglio la potenza e la forza illuminante. Quel fuoco che, ogni anno, dà avvio alla celebrazione della Perdonanza Celestiniana.
Di seguito, il discorso pronunciato da Mons. D’Angelo, ieri sera, nel corso dell’apertura della 730esima edizione della Perdonanza Celestiniana.
“Il fuoco ha tante caratteristiche: scalda, consuma, illumina, purifica. Vorrei fare una breve riflessione proprio sulla luce che il fuoco emana.
La luce, lo sappiamo, è fondamentale per la vita; la stessa natura ne ha bisogno per portare frutti. Solamente l’acqua è sufficiente ad una pianta per crescere. Inoltre, la luce è importante per vedere, rendersi conto di dove si è, per permettere di individuare la strada, per capire se ci sono pericoli. Quando si è al buio ci si sente soffocare, si avverte paura, subentrano timori, aumenta l’incertezza e spesso ci si disorienta, anche nei luoghi che si conoscono e si va a tentoni.
Quando invece si è in un posto luminoso si acquisisce sicurezza, ci si sente forti, tutto è chiaro davanti a sé, si riconosce facilmente il luogo e la meta da raggiungere.
Nella vita di San Celestino la preghiera è stata la luce che ha accompagnato la sua esistenza. In quanto eremita, il suo contatto profondo e continuo con Dio gli ha permesso di capire e scegliere la via da percorre nei vari momenti della sua vita. Dalla preghiera ha potuto scrutare la volontà del Signore e ne ha avuto la forza per compierla.
Non è sufficiente sapere, conoscere per essere nel vero. E’ necessario fare esperienza e solo così un’idea diventa realtà, attraverso scelte concrete. Lui nell’incontro silenzioso con Dio ha trovato la bussola della sua esistenza, rispondendo prontamente alla Parola di Dio.
Siamo prossimi all’inizio del Giubileo del 2025 e la Chiesa ci ha invitato a riflettere proprio sul tema della preghiera per prepararci bene alla celebrazione dell’anno giubilare, così da attingere alla grazia della Misericordia la luce necessaria per una vita nuova.
Quindi anche noi siamo chiamati a riscoprire o scoprire il valore della preghiera. E’ necessario ripensare a questa dimensione della vita che non è un optional ma un elemento costitutivo dell’uomo perché possa trovare quella Luce che gli permette di vivere bene la propria esistenza. Chi prega trova in se stesso sicurezza anche di fronte alla fatiche e alle ostilità della vita.
La preghiera permette all’uomo di trovare un orientamento e di dare un senso a ciò che fa, aprendogli un orizzonte di speranza. In particolare, chi prega trova la Vita – Cristo Gesù – che gli permette di crescere, di maturare una umanità nobile proprio perché nutrito dall’Autore della vita.
Non è una fuga dalla realtà, al contrario, la preghiera permette di entrare dentro la realtà totalmente, così da attraversarla avendo in mano il timone della nave della propria esistenza, senza lasciarsi sballottare dalle onde dell’inquietudine, dell’instabilità, della paura per il futuro, dal disorientamento personale e sociale.
Oggi più che mai c’è bisogno di questo spazio vitale, di stare con il Signore dove ognuno può ritrovare il vero bene per sè, essere felice di ciò che è, percorrendo la strada dell’esistenza con lucidità e consapevolezza.
Questo fuoco richiami in ciascuno di noi il messaggio che ci ha lasciato in eredità San Celestino V, Papa. La luce dell’amore di Dio sia la vera bussola della nostra esistenza, per compiere il viaggio della vita seminando e costruendo il bene, come ci ha testimoniato Papa Celestino che noi oggi devotamente veneriamo”.
Le parole del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi
“Diamo inizio alla 730ma Perdonanza; al celestiniano viaggio con Dio; al pellegrinaggio verso il Grande Giubileo del 2025, in nome di una rinnovata fraternità universale, di cui il mondo ha urgente bisogno.
Papa Francesco ha scelto come motto del prossimo Giubileo di Roma ‘Peregrinantes in Spem’, Pellegrini di Speranza, perché il pellegrinaggio è un andare finalizzato, che supera il quotidiano per connettersi con il sacro.
Questo particolare cammino ha l’obiettivo di recuperare la speranza, che è una delle tre virtù cardinali del cristianesimo. Nell’attuale scenario – di divari economici, di tensioni sociali e di violenza, dove i teatri di guerra sembrano non avere soluzione – è difficile alimentare la speranza.
Per questo, Papa Francesco vede nel pellegrinaggio, nella forza della preghiera, nella potenza del perdono e nella bellezza della riconciliazione, le azioni per rivivificare la speranza e, quindi, rendere possibile la pace”.


