“La crisi del commercio non è solo aquilana”
di Michela Santoro | 13 Novembre 2024 @ 05:00 | ATTUALITA'
Lo dice Confcommercio, spingendo il dialogo con le Istituzioni. Daniele sulle chiusure in centro storico: “Polemica costruita e cavalcata strumentalmente dall’opposizione”
L’AQUILA – L’ennesima attività che ha chiuso i battenti in centro storico, ha sollevato, inevitabilmente, una ridda di reazioni, acuite dalla presa di posizione del vicesindaco che, in un’intervista su ‘il Centro’ ha scaricato sulle scelte dei cittadini il successo o meno di un’attività commerciale.
Una considerazione ribaltata dal capogruppo del Pd, Stefano Albano che, invece, le colpe le ha addossate alle scelte politiche (pedonalizzazione, mancanza di parcheggi, scuole e uffici).
Ma “quanto emerso negli ultimi giorni – scrive il presidente di Confcommercio L’Aquila, Alberto Capretti, in una breve nota- riguardo a una crisi del commercio di una gravità tale da condurre alla chiusura di un numero sempre più preoccupante di esercizi commerciali in Città, è una situazione che riguarda non solo il capoluogo, ma anche gran parte dei comuni dell’intera nostra Provincia e il comparto commerciale degli altri centri d’Abruzzo”.
E non è un impressione dovuta all’esperienza quotidiana ma quanto riportato in un recente documento proprio a cura dell’Ufficio Studi Confcommercio-Imprese per l’Italia.
Sono cambiate totalmente le abitudini. La tendenza verso un commercio sempre più digitalizzato, sta accelerando la chiusura dei negozi fisici, portando inevitabili ripercussioni sulla qualità della vita urbana.
Lo studio ( leggi qui) fornisce un’analisi dettagliata dell’evoluzione delle imprese commerciali italiane tra il 2012 e il 2023, con un focus particolare su centri storici e aree urbane, evidenziando come il commercio al dettaglio in sede fissa abbia subito un calo significativo, perdendo oltre il 20% delle attività, mentre il commercio ambulante è diminuito del 25,6%.
Al contrario, le attività di alloggio e ristorazione hanno registrato una leggera crescita, spostando l’attenzione verso un’economia sempre più orientata al turismo e ai servizi per la convivialità urbana.
Il rapporto rileva che il fenomeno della desertificazione commerciale minaccia soprattutto i centri storici, dove le chiusure di negozi risultano difficilmente compensabili, impoverendo il tessuto sociale e riducendo la vivibilità delle città.
“Nei primi tre mesi del 2024 – dichiarava Confesercenti nazionale a La Stampa, a giugno scorso- il comparto nazionale del commercio al dettaglio ha registrato la scomparsa di 9.828 imprese ( 92mila dal 2014 ad oggi), circa mille unità in più dello stesso periodo dello scorso anno. A pesare le chiusure – 17.243 tra gennaio e marzo – ma soprattutto la frenata della natalità delle imprese”.
Con la riduzione dei negozi, è evidente, ci perdono tutti, non solo i poveri negozianti: il fisco centrale, gli enti locali, l’occupazione, i cittadini e tutto il tessuto sociale.
Ed è per questo motivo, molto probabilmente, che il presidente di Confcommercio L’Aquila, chiede un dialogo con le Istituzioni “finalizzato all’’esposizione delle problematiche da risolvere e alle azioni da porre in campo per la loro soluzione”.
Tornando al vicesindaco con delega al commercio, Raffaele Daniele, in una nota ribadisce: “Il nostro impegno per questa città e per la sua crescita è totale: siamo sempre stati disponibili e attenti alle esigenze dei commercianti aquilani. Con loro ho un rapporto diretto, ci confrontiamo sulle decisioni da prendere rispetto alle cantierizzazioni, alle riduzioni sulle tasse comunali e agli eventi da organizzare. Da loro riceviamo suggerimenti, sostegno, anche critiche, e per questo li ringrazio.
Oggi – continua Daniele – tutte le attività che insistevano sulle strade e le piazze, oggetto di recupero, stanno ottenendo un miglioramento della loro condizione dovuto al fatto che questi luoghi sono diventati degli attrattori per i cittadini. Questo nonostante i generali e riconosciuti problemi del commercio, non solo nella nostra città, in parte legati al post Covid che ha modificato le abitudini di acquisto degli italiani, riducendo di circa il 50% il commercio fisico”.


