Celestino V, Bonifacio VIII e quella vigilia di Natale del 1294

Bonifacio VIII, il papa del primo Giubileo, fu eletto la vigilia di Natale del 1294, dopo le dimissioni di Celestino V, avvenute poco tempo prima il 13 dicembre

di Fausto D'Addario | 24 Dicembre 2024 @ 06:00 | IL TEMPO DI DIO
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Bonifacio VIII è ricordato come il papa del primo Giubileo della storia, iniziato alla vigilia di Natale del 1299 e conclusosi un anno dopo il 24 dicembre 1300. Successore di Celestino V, a papa Caetani accadde tutto quello che si può immaginare per un pontefice medievale: lotte di potere tra nobili famiglie romane, tra aragonesi e angioini, tra guelfi e ghibellini. Proprio in questo contesto, in mezzo a tale e avida sete di potere, Bonifacio VIII istituì il primo Anno Santo della storia.

Un giorno di conclave

La sua vicenda ebbe inizio in un’altra vigilia di Natale, precisamente il 24 dicembre 1294, al volgere di quegli straordinari eventi che si susseguirono nella seconda metà di quell’anno, ovvero l’elezione papale e la successiva rinuncia di Pietro da Morrone. Papa Celestino V deponeva la tiara ricevuta a Collemaggio il 13 dicembre 1294 adducendo ragioni conformi alla tradizione canonistica: malattia, ignoranza, desiderio di ritornare alla vita eremitica. Era scritto nel suo nome che cinque sarebbero stati i mesi del suo regno. Secondo l’uso disciplinato dalla costituzione «Ubi periculum» di papa Gregorio X, il conclave non poteva tenersi se non dieci dopo la morte del pontefice, nella città dove si era spento o, come in questo raro caso, dimesso. I cardinali iniziarono così il conclave il 23 dicembre a Castelnuovo di Napoli con la messa dello Spirito Santo. Tredici cardinali erano stati scelti da Celestino, fra cui tre abruzzesi: Tommaso D’Ocre, camerlengo di Santa Romana Chiesa, che poi morì a Napoli e fu lì sepolto e Pietro Aquilano, prima prete e poi Vescovo, che ebbe il titolo di San Marcello. Francesco Ronci, nato ad Atri, fu uno dei primi discepoli di Pietro sul Monte Morrone, eremita come lui e in seguito priore del Monastero di Santo Spirito, ma non prese parte al conclave, perché dal 13 ottobre 1294 non si ebbero più sue notizie.

Un’elezione contestata

Al primo scrutinio del 23 dicembre venne eletto il cardinale Matteo Rosso Orsini, che però rifiutò decisamente l’incarico. Il secondo scrutinio non ebbe esito positivo; evidentemente si studiavano le posizioni. Il giorno seguente, alla vigilia del Santo Natale ed al terzo scrutinio, risultò eletto Benedetto Caetani, che scelse il nome di Bonifacio VIII. Il conclave della vigilia fu tutto sommato breve, ma fu un duro colpo per la parte francese: 14 erano i cardinali italiani e 8 i francesi; per ottenere i due terzi dei voti, ne servivano 15. Non sappiamo di preciso come siano andate le cose, ma almeno uno dei francesi dovette convergere verso il Caetani. Dante Alighieri avrebbe posto papa Caetani fra i simoniaci nella terza bolgia dell’ottavo cerchio dell’inferno, suggerendo che avesse comprato la sua elezione. Inoltre, il fatto che l’elezione fosse avvenuta a maggioranza e non per acclamazione o unanimità, era segno che non tutti i cardinali fossero convinti della legittimità della procedura. Celestino V era ancora il vero papa? È significativo che Bonifacio VIII, subito dopo essere stato eletto, ordinò che Celestino non si allontanasse, temendo già qualche tentativo di subordinazione nei suoi confronti. Ad ogni modo Bonifacio VIII fu il 193° papa della storia della Chiesa, e lo sarebbe stato fino al 1303, anno della sua morte.

“Vi è nota la virtù del Morrone, semplice e inesperto“

Il cardinaleIacopo Stefaneschi ci ha lasciato una fugace cronaca di quell’evento nell’Opus metricum sulla vita di Celestino V. Fulgido nelle vesti pontificali, posto nella sede splendente d’oro e circondato dalla schiera dei confratelli, così il neoeletto Bonifacio VIII prese a dire: “Ahimé, ci è dato scorgere le ferite della madre nostra dilaniata, e siamo costretti a paventare i casi futuri! Chi di voi potrebbe ignorare così grandi pericoli, tanto grandi inganni? Chi mai sotto un principe puro [Celestino] potrebbe pensare che uomini sfrontati abbiano dolosamente tentato di bruttare con macchie il nitore della chiesa, che, sposa desiderosa di compiacere il marito, con l’aiuto di Gesù, serberà intatto il suo letto e il pudore della sua fronte? [..] Vi è nota la virtù del Morrone, semplice e inesperto, e come, chiaramente inconsapevole, senza guida, ingannato, sedotto e privo di esperienza, proclive a concedere ogni cosa, abbia introdotto confusione in tutte le giuste usanze. Nessuna gravità connessa col compito, nessuna calma e mite preoccupazione era stata presente nel discernere il vero, così che rimaneva nascosto il valore delle parole. Forse che gli era noto, confratelli, il valore delle cose che aveva concesso con una bolla?”.

Insomma, immediatamente Bonifacio prendeva di mira i privilegi concessi da Celestino. Due giorni prima di abdicare, l’11 dicembre, il papa eremita aveva emanato il suo ultimo documento, una sorta di testamento indirizzato all’abate ed alla comunità del monastero di S. Spirito di Sulmona, con il quale vietava ai suoi successori di revocare i privilegi concessi all’Ordine Morronese. Evidentemente Celestino prefigurava l’intervento del suo successore, mentre il Caetani era già al lavoro. Il 27 dicembre 1294, appena tre giorni dopo la sua elezione, Bonifacio VIII annullava quindi tutti i provvedimenti e le concessioni del suo predecessore, per il momento a voce. Poi lo avrebbe fatto anche per iscritto; come per la Perdonanza, della quale però non riuscì mai ad ottenere la bolla. Passate a Napoli le festività natalizie, Bonifacio VIII lasciò il regno il 2 gennaio 1295 in compagnia di Re Carlo di Sicilia e suo figlio, Carlo Martello, per raggiungere prima la sua Anagni e infine Roma. Qui, a San Pietro, venne incoronato dal cardinale Matteo Orsini, il papa mancato.



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