Attacco degli Stati Uniti al Venezuela: la sequenza degli eventi
di Redazione | 03 Gennaio 2026 @ 14:38 | ATTUALITA'
Nelle prime ore di sabato 3 gennaio 2026 il Venezuela è stato teatro di un’operazione militare statunitense che ha colpito obiettivi nella capitale Caracas e in altri Stati del Paese. L’azione si inserisce in un contesto di tensione crescente tra Washington e Caracas, culminata nella notte con bombardamenti, operazioni speciali e l’annuncio della cattura del presidente Nicolás Maduro.
Secondo quanto riportato da CBS News, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe autorizzato il Pentagono a procedere con un’operazione militare terrestre in Venezuela diversi giorni prima dell’azione effettiva. Tra le ipotesi vagliate dagli strateghi statunitensi vi sarebbe stata anche una data alternativa, il 25 dicembre, poi scartata per la priorità data ad altri scenari operativi.
Attacco degli Stati Uniti al Venezuela – Le esplosioni nella notte
Le prime esplosioni vengono segnalate intorno alle 2:30 ora locale di Caracas. Testimonianze raccolte sui social e da giornalisti locali parlano di almeno sette detonazioni in diverse aree della capitale. Velivoli militari statunitensi vengono osservati in volo a bassa quota sopra la città.
Obiettivi militari risultano colpiti a Caracas e negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Immagini diffuse online mostrano centinaia di persone riversarsi in strada, allontanandosi dalle abitazioni. Le informazioni sulle vittime restano inizialmente frammentarie.
La risposta del governo venezuelano
Poco dopo l’inizio dei bombardamenti, il governo venezuelano diffonde un comunicato ufficiale in cui denuncia una “grave aggressione militare” da parte degli Stati Uniti contro aree civili e militari del Paese. Caracas parla di violazione della Carta delle Nazioni Unite e annuncia il ricorso agli organismi internazionali, tra cui il Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Il presidente Maduro dispone l’attivazione dei piani di difesa nazionale e firma un decreto che dichiara lo stato di emergenza esterna su tutto il territorio nazionale. Viene ordinato il dispiegamento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli organismi di sicurezza in tutti gli Stati e i comuni.
La cattura di Maduro
Nel corso della mattinata, il presidente Donald Trump annuncia pubblicamente che Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati catturati e portati fuori dal Venezuela durante l’operazione militare. L’annuncio viene accompagnato dalla convocazione di una conferenza stampa a Mar-a-Lago.
Fonti statunitensi riferiscono che la cattura sarebbe avvenuta con il coinvolgimento di forze speciali. Il governo venezuelano, attraverso la vicepresidente Delcy Rodríguez, dichiara di non conoscere il luogo di detenzione del presidente e della first lady e chiede agli Stati Uniti una prova che siano in vita.
Le accuse e gli sviluppi giudiziari
Il procuratore generale degli Stati Uniti, Pamela Bondi, rende noto che Nicolás Maduro e Cilia Flores sono stati incriminati presso il Distretto Meridionale di New York. Le accuse comprendono cospirazione per narcotraffico, narcoterrorismo, importazione di cocaina e possesso di armi automatiche e dispositivi distruttivi.
Le autorità statunitensi affermano che Maduro dovrà affrontare un processo sul suolo americano. Dalla parte venezuelana, viene ribadita la denuncia di un’operazione finalizzata al rovesciamento del governo.
Le reazioni internazionali
Nel corso della giornata arrivano le prime reazioni internazionali. Russia, Iran e Cuba condannano l’attacco statunitense, parlando di aggressione armata e violazione della sovranità venezuelana. Mosca chiede chiarimenti sul destino di Maduro e invita al dialogo. La Colombia dispone il rafforzamento dell’esercito al confine, annunciando misure di assistenza in caso di flussi di rifugiati.
Anche la Turchia esprime sostegno al governo venezuelano, mentre dalla Spagna arriva un appello alla de-escalation e alla ricerca di una soluzione diplomatica.
La situazione dopo l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela
Nel pomeriggio, le esplosioni nella capitale cessano, ma aerei militari statunitensi continuano a sorvolare Caracas. Viene segnalato il controllo militare statunitense dell’aeroporto internazionale. Il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, pubblica un video in cui conferma di essere vivo e parla di un’aggressione militare in corso.
Da quello che sappiamo, però, sembrerebbe che a parte una dozzina di attacchi contro obiettivi militari e civili, il fulcro dell’operazione è stato la cattura del presidente Maduro e della moglie. Non se ne sa molto, c’è la dichiarazione di Trump ed una foto che lo ritrae tra due uomini della DEA. Alcune cose sono però abbastanza sicure.
Innanzi tutto, non c’è praticamente stata alcuna difesa dall’attacco. Di fatto, non solo le difese aeree non sono state attivate – cosa che potrebbe pure avere un senso – ma persino gli elicotteri statunitensi sono potuti volare ed atterrare indisturbati, segno che anche a livello di unità di fanteria non è stata effettuata alcuna azione di contrasto. Il che porta a supporre che ci sia stato un ordine in tal senso. Anche il fatto che insieme a Maduro sia stata presa la moglie, induce a pensare più che ad una cattura ad una consegna concordata. Del resto, si ricorderà che era già circolata la notizia di una trattativa per una ritirata di Maduro all’estero, che allora poteva anche sembrare una operazione di psy-ops, per gettare discredito e dividere i vertici venezuelani, ma che alla luce degli avvenimenti di stanotte assume tutt’altro aspetto.
La sequenza degli eventi mostra un’operazione militare rapida, condotta senza preavviso pubblico e seguita dall’immediato annuncio della cattura del capo dello Stato venezuelano. Restano aperti numerosi interrogativi: dal destino giudiziario di Nicolás Maduro alla tenuta delle istituzioni venezuelane, fino alle conseguenze regionali e internazionali dell’intervento statunitense.
Il quadro che emerge è quello di una crisi ancora in evoluzione, destinata a produrre sviluppi politici, diplomatici e militari nei prossimi giorni.


