Aperto ad Assisi l’Anno di San Francesco

di Fausto D'Addario | 11 Gennaio 2026 @ 05:16 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
Anno di San Francesco

Il 2026 è l’anno di San Francesco: eventi e celebrazioni a otto secoli dalla morte del santo di Assisi. Un’occasione per riscoprire l’Abruzzo francescano

Non è un anniversario qualunque, ma un passaggio di soglia. L’apertura dell’VIII Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi è stata pensata come un’esperienza spirituale capace di parlare agli uomini e alle donne di oggi. “Ottocento anni fa Francesco non moriva, ma transitava”, ricordano i frati francescani. Un passaggio vissuto con una gioia così disarmante che, come scrisse Gilbert Keith Chesterton, “le stelle non videro mai un uomo morire così felice”. È da questa certezza che prende avvio l’Anno di Francesco.

Due saranno i momenti forti del “Giubileo” francescano: l’ostensione delle spoglie mortal del Santo dal 22 febbraio al 22 marzo per la prima volta e il 4 ottobre, una solennità dal respiro internazionale, con la presenza del Presidente della Repubblica e l’Italia intera unita nel gesto dell’offerta dell’olio.

La Porziuncola, cuore del Transito

Il 10 gennaio 2026, alle ore 10.00, la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola è tornata ad essere il centro pulsante del mondo francescano. Proprio qui si trova la Cappella del Transito, memoria viva degli ultimi istanti terreni del Poverello. Cieco, segnato dalle stimmate, Francesco chiese di essere deposto “nudo sulla nuda terra”, il 3 ottobre 1226: gesto estremo di fiducia nella paternità di Dio e di accoglienza di “sorella morte corporale”.

Il rito di apertura è stato pensato come un ponte simbolico e spirituale tra due grandi anniversari: il Centenario del Cantico delle Creature (2025) e quello del Transito (2026). Il Testamento di San Francesco è stato il testo fondatore dell’intero rito di apertura: una consegna spirituale, le ultime volontà di un uomo che ha vissuto il Vangelo fino all’ultimo respiro. Sei le tappe, sei le parole-chiave che hanno scandito la celebrazione: misericordia, preghiera, fraternità, lavoro, pace e benedizione.

Tra i momenti più intensi, la processione verso la Cappella del Transito: il vescovo Domenico Sorrentino e il sindaco di Assisi Walter Stoppini avanzano insieme, ciascuno con un cero acceso tra le mani. La fiamma richiama la luce del Cristo risorto, ma anche la pace e il perdono.

I sei Ministri Generali della famiglia francescana si sono fatti pellegrini per primi, attraversando le navate laterali della Basilica. In ogni stazione, la proclamazione di un testo delle Fonti Francescane (come i brani di Tommaso da Celano) o del Vangelo, un breve intervento, un segno simbolico o una testimonianza capace di attualizzare il messaggio di Francesco nel mondo contemporaneo.

Il culmine del percorso è stata proprio la Porziuncola. In questo contesto assume il significato potente di un “sepolcro vuoto”, in analogia con quello di Cristo. È il segno della Pasqua vissuta da Francesco, della sua piena conformazione a Gesù e della chiamata rivolta a ciascuno di noi: diventare eredi di un’esperienza di morte e risurrezione. La conclusione del rito è stata affidata all’intervento e alla benedizione del vescovo uscente, S.E. Mons. Domenico Sorrentino.

Contestualmente all’evento, è stata annunciata la nomina del nuvo Vvscovo delle Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno: S.E. Mons. Felice Accrocca, finora Arcivescovo Metropolita di Benevento.

L’icona che attraversa otto secoli

Per l’occasione, nella Basilica è stata eccezionalmente esposta una fra le più antiche immagini di San Francesco custodita alla Porziuncola: la celebre tavola del Maestro di San Francesco (metà XIII secolo). Un’opera che è molto più di un dipinto: è una reliquia, un vero e proprio locus theologicus. Secondo la tradizione, l’asse lignea su cui è dipinta accolse il corpo del Santo subito dopo la morte. La tavola fu il suo giaciglio, da vivo e da morente, e accompagnò le spoglie fino ad Assisi per la prima sepoltura. Nel 1255 il Maestro di San Francesco trasformò quel legno in una “preghiera visibile”: Francesco è raffigurato con le stimmate, segno della sua definitiva conformatio Christi. Qui la carne è trasfigurata, diversa dalla carne corruttibile: è l’opera dello Spirito Santo che rende l’uomo immagine vivente di Dio. Un’icona che non esalta, ma rivela. Che parla nel silenzio. E che, dopo ottocento anni, continua a indicare la meta: il compimento della vita in Cristo.

Quel legame tra San Francesco e l’Abruzzo

L’Anno di Francesco coinvolge il mondo intero, ma parla con forza anche all’Abruzzo. Non dimentichiamo che qui si snoda il Cammino di Francesco e Tommaso, 230 chilometri tra Umbria, Lazio e Abruzzo, con tappe impregnate di spiritualità francescana: dalla tomba del Beato Tommaso da Celano alle fonti miracolose di Gagliano Aterno, fino alla reliquia del sangue di San Francesco custodita a Castelvecchio Subequo, l’Abruzzo continua a custodire e testimoniare il passaggio del Poverello. Chiese, conventi, reliquie, affreschi trecenteschi e miracoli raccontano una presenza che ha inciso profondamente nella storia e nella spiritualità delle comunità locali.

Oggi, dalla Porziuncola, casa di tutti, si apre un anno di grazia. Un anno per imparare da Francesco non solo a vivere, ma anche a morire cantando.



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