Il Pm Varone a L’Aquila per il Sì: “I magistrati devono essere responsabili delle proprie scelte”

di Alessio Ludovici | 27 Febbraio 2026 @ 18:34 | POLITICA
Gennaro varone

L’AQUILA – “Bisogna rendere i magistrati responsabili delle conseguenze delle proprie scelte. Il magistrato responsabile sarà portato ad essere professionale. Solo il magistrato professionale ha diritto a reclamare l’indipendenza come valore per la comunità e non per farsi la vita comoda”.

Lo ha dichiarato ai giornalisti il pubblico ministero di Pescara Gennaro Varone, prima dell’incontro “Tecnologia e riforma della giustizia – L’Italia che innova per i cittadini”, ospitato oggi pomeriggio alla Sala Baiocco dell’Aquila.

Parole che si inseriscono nel dibattito nazionale sulla riforma della giustizia e, in particolare, sul tema della separazione delle carriere, al centro del confronto politico e del percorso che potrebbe sfociare anche in un passaggio referendario. Il punto, nelle parole di Varone, è l’equilibrio tra indipendenza e responsabilità: autonomia della funzione sì, ma come garanzia per la collettività, non come tutela corporativa.

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione AIDR, ha portato l’Abruzzo al centro del confronto sulla modernizzazione del sistema giudiziario e sull’impatto delle nuove tecnologie nei procedimenti.

Dopo i saluti istituzionali del senatore Guido Liris e del presidente della Fondazione AIDR Mauro Nicastri, sono intervenuti l’avvocato Kristalia Rachele Papaevangeliu, responsabile dell’Osservatorio Giustizia Digitale AIDR; la presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria Caterina Chiaravalloti; lo stesso Varone; gli avvocati Fabio Alessandroni e Marco Ferrone dell’Unione Camera Penale dell’Aquila “E. Lopardi jr.”. A moderare il confronto la giornalista Mediaset Ida Molaro, con conclusioni affidate al senatore Liris.

Al centro del dibattito, oltre alla riforma ordinamentale, anche il tema della digitalizzazione della giustizia come leva per ridurre i tempi dei procedimenti, aumentare l’efficienza e rafforzare la fiducia dei cittadini.

Un confronto che ha intrecciato innovazione tecnologica e architettura istituzionale, con la consapevolezza che il nodo vero resta sempre lo stesso: come coniugare indipendenza, responsabilità e qualità della funzione giudiziaria in una fase di cambiamento profondo.



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