Energia, Rainaldi: “Prezzi gas e luce in aumento per la guerra in Medio Oriente”

di Redazione | 05 Marzo 2026 @ 10:39 | ATTUALITA'

“La guerra in Medio Oriente rischia di avere un impatto pesante sui costi dell’energia per le nostre aziende. Dopo lo scoppio del conflitto i prezzi di gas e luce sono esplosi, ma bisogna agire subito per evitare speculazioni”.

A intervenire sul tema è il presidente di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno, Ezio Rainaldi, che richiama l’attenzione sul rischio di un’impennata dei costi energetici e delle materie prime.

Prezzi dell’energia in forte crescita

“Stando ai dati dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, il prezzo unico nazionale a cui sono agganciati i contratti a prezzo variabile dell’energia elettrica è passato da 107,03 euro a megawattora di sabato a 165,74 euro. Un balzo del 54,85% in appena quattro giorni”, sottolinea Rainaldi.

Nelle ultime ore è aumentato soprattutto il prezzo del gas, che ha superato la soglia dei 60 euro al megawattora, raggiungendo i livelli più alti da agosto 2022. Secondo gli analisti, questa crescita è legata all’incertezza sulla durata del blocco delle esportazioni dal più grande impianto di Gnl al mondo in Qatar e alle possibili ripercussioni sulle forniture globali.

“Stiamo vivendo giorni di grande tensione, con uno scenario geopolitico ed economico che cambia di ora in ora. Se con l’entrata in vigore dei dazi statunitensi l’allerta era delicata, oggi siamo passati al livello più alto: il sistema industriale vive uno stato di preoccupazione diffusa”.

Timori per export e approvvigionamenti

Sul fronte energetico, Rainaldi evidenzia come l’Italia disponga di una riserva di immagazzinamento del gas più consistente rispetto ad altri Paesi europei, come la Germania.

“Questo, nel breve periodo, consente alle nostre imprese di reggere sul mercato. È necessario però evitare speculazioni che provocherebbero un effetto a catena dei prezzi con ripercussioni negative su tutta la filiera”.

Rimane centrale anche il tema dell’indipendenza energetica. “A prescindere da una risoluzione rapida del conflitto, che tutti auspichiamo, l’Italia deve accelerare sul processo di approvvigionamento e indipendenza energetica. Viviamo in un sistema di grande fragilità geopolitica ed economica che ci impone di rafforzare la produzione nazionale. Anche le nostre aziende devono velocizzare sui sistemi alternativi di produzione dell’energia”.

A preoccupare è anche il blocco dello stretto di Hormuz, che ha già avuto effetti sull’approvvigionamento delle materie prime e potrebbe incidere sull’export.

“La crisi nel Mar Rosso causerà interruzioni e ulteriori allungamenti dei tempi di navigazione. Le ripercussioni per l’Italia sono evidenti e alcune aree, in particolare l’Adriatico, rischiano rallentamenti temporanei significativi. È necessario organizzarsi con rapidità per gestire l’urgenza e individuare soluzioni in grado di mitigare l’impatto su imprese e catene di approvvigionamento”.

A questo si aggiunge il forte aumento dei prezzi di gas e petrolio. “Il decreto bollette va nella giusta direzione, ma sono indispensabili misure strutturali contro la volatilità dei prezzi”, afferma Rainaldi.

Tra le proposte c’è la cosiddetta “gas release”, che consentirebbe di assegnare alle imprese ad alto consumo una quota della produzione nazionale di gas sottraendola alle fluttuazioni dei mercati internazionali.

“In attesa che queste misure possano essere concretizzate, è necessario dare subito attuazione alle previsioni del decreto bollette. La norma di sterilizzazione del costo Ets sulla generazione elettrica aiuterebbe le imprese ad evitare ulteriori pressioni rispetto a quelle già provocate dalle tensioni internazionali”.



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