Morte nel reparto Covid del San Salvatore, causa civile contro la Asl: chiesto un milione di risarcimento
di Alessio Ludovici | 13 Aprile 2026 @ 19:42 | CRONACA
L’AQUILA – Sarà il Tribunale civile dell’Aquila a fare chiarezza sulle eventuali responsabilità legate alla morte di una donna di 65 anni, ricoverata nel reparto di terapia intensiva Covid dell’ospedale “San Salvatore” e deceduta il 3 novembre 2020.
I familiari – il coniuge e i due figli – hanno avviato un’azione civile nei confronti della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, chiedendo il risarcimento dei danni, quantificati in via prudenziale in circa un milione di euro. L’iniziativa, patrocinata dall’avvocato Carlotta Ludovici, punta ad accertare presunte responsabilità della struttura sanitaria, sia sotto il profilo organizzativo sia strutturale.
Al centro della vicenda, secondo quanto sostenuto dagli eredi, vi sarebbe il mancato intervento tempestivo dei sanitari a causa della porta chiusa della stanza di degenza, che avrebbe impedito l’accesso immediato al personale medico. Una circostanza che, sempre secondo la ricostruzione dei familiari, avrebbe determinato un ritardo nell’assistenza rivelatosi fatale.
Nell’atto si richiama anche una consulenza medico-legale disposta dalla Procura nell’ambito delle indagini penali, secondo cui un intervento entro pochi minuti – tra i 3 e i 5 – avrebbe potuto evitare il decesso, attraverso il riposizionamento della cannula tracheale o un’intubazione d’urgenza. I periti avrebbero inoltre evidenziato criticità legate alle caratteristiche della stanza, in particolare la presenza di una porta non trasparente e dotata di serratura tradizionale, ritenuta non adeguata per un reparto di terapia intensiva.
Sulla vicenda era stata aperta anche un’indagine penale, sfociata nel processo a carico di un infermieri allora in servizio nel reparto. Nell’ottobre 2024 il Tribunale dell’Aquila ha assolto l’imputato con formula piena perché “il fatto non sussiste”, escludendo quindi responsabilità penali nella morte della paziente.
Resta ora aperto il fronte civile, nel quale i familiari chiedono al giudice di accertare eventuali responsabilità della struttura sanitaria e di ottenere il ristoro dei danni patrimoniali e non patrimoniali, avanzati sia “iure proprio” sia “iure hereditatis”.


