A L’Aquila, il “Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso con mons. Antonio D’Angelo
di don Daniele Pinton | 31 Dicembre 2025 @ 06:00 | CREDERE OGGI
L’AQUILA – Questa sera alle ore 17:00, nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio, l’arcivescovo dell’Aquila, mons. Antonio D’Angelo, presiederà nella Chiesa di S. Silvestro in L’Aquila la Santa Messa Stazionale, concelebrata da alcuni sacerdoti della Città tra i quali don Martino Roberto Gajda, parroco di S. Silvestro e don Giancarlo Riocci, vice parroco di S. Maria Mediatrice. La celebrazione eucaristica si concluderà con la tradizionale liturgia del Te Deum: un momento di preghiera e riflessione che, animato dal Coro diocesano S. Massimo nella sezione adulti, a conclusione dell’anno civile, vedrà riuniti i fedeli per elevare a Dio lodi e ringraziamenti per il dono del tempo e della vita.
Quest’anno, al termine dell’Anno Santo chiuso in diocesi all’Aquila nella serata di domenica 28 dicembre, con una liturgia stazionale presieduta da mons. D’Angelo nella basilica di S. Maria di Collemaggio, la celebrazione del Te Deum che ha accompagnato la Chiesa universale e la Chiesa aquilana nell’incontro con la misericordia di Dio, invita a rileggere l’anno trascorso segnato purtroppo anche da momenti difficili e dolorosi come la guerra a Gaza e in Ucraina attraverso la fede, riconducendo ogni evento, sfida e successo a un disegno provvidenziale. È un momento di consapevolezza e gratitudine, in cui si riconosce la presenza di Dio nella storia personale e collettiva. Allo stesso tempo, è un atto di affidamento, in cui le difficoltà vissute diventano parte di un cammino di crescita e conversione.
L’inno del Te Deum è uno dei più antichi inni di ringraziamento della Chiesa, che nel rito romano viene tradizionalmente cantato la sera del 31 dicembre, durante i primi Vespri o la celebrazione vigiliare della solennità di Maria SS. Madre di Dio, per ringraziare il Signore dell’anno appena trascorso. Conosciuto fin dal IV secolo, prende il titolo dalle prime parole in latino “Te Deum laudamus”, che significano “A te, Dio, rendiamo lode”.
Sono diversi gli autori che si contendono la paternità del testo. Tradizionalmente veniva attribuito a san Cipriano di Cartagine, oggi gli specialisti attribuiscono la redazione finale a Niceta, vescovo di Remesiana (Dacia inferiore) alla fine del IV secolo. Secondo una leggenda (risalente al più tardi a una cronaca milanese del sec. XI falsamente attribuita al vescovo Dacio) il Te Deum è stato intonato da Sant’Ambrogio e Sant’Agostino il giorno di battesimo di quest’ultimo, avvenuto a Milano nel 386, per questo è stato chiamato anche “inno ambrosiano”.
L’inno si può dividere in tre parti: la prima, fino a Paraclitum Spiritum, è una lode trinitaria indirizzata al Padre. Letterariamente è molto simile ad un’anafora eucaristica, contenendo il triplice Sanctus; la seconda parte, da Tu rex gloriæ a sanguine redemisti, è una lode a Cristo Redentore; l’ultima, da Salvum fac, è un seguito di suppliche e di versetti tratti dal libro dei salmi.
La composizione liturgica che solitamente viene cantata a cori alterni: presbitero o celebrante e il popolo, viene utilizzata nei momenti solenni della vita della Chiesa, come la fine dei Concili, l’elezione di un nuovo Papa o l’ordinazione di un vescovo. Tuttavia, è al termine dell’anno solare che il Te Deum assume un valore particolare, diventando occasione per la comunità cristiana di ringraziare il Signore per i doni ricevuti e per affidare a Lui le speranze per l’anno nuovo.


