Dove nasce l’Italia, il gemellaggio tra Corfinio e Davoli
di Fausto D'Addario | 25 Giugno 2025 @ 05:34 | ATTUALITA'
Un gemellaggio, ma anche qualcosa di più. È un’alleanza simbolica e concreta quella siglata tra la città calabrese di Davoli (Catanzaro) e quella abruzzese di Corfinio (L’Aquila), due comuni che, seppure distanti geograficamente, sono uniti da un nome comune: Italia.
Un sabato pomeriggio che sarà ricordato, quello del 21 giugno, non solo per il solstizio d’estate, ma per l’accensione di una luce storica e culturale sul significato profondo del nome che ancora oggi campeggia sulle nostre carte d’identità. Il Centro Culturale Polifunzionale di Davoli è stato teatro di un convegno che ha unito saperi, simboli e volontà, celebrando un’idea d’Italia che affonda le sue radici nella Calabria di 3.500 anni fa, ai tempi del leggendario Re Italo, e che trova una svolta epocale nella Corfinium del 90 a.C., durante la guerra sociale contro Roma, quando per la prima volta appare ufficialmente il nome “Italia” su una moneta.


Le due Italie, un ponte culturale tra Ionio e Appennino
Protagonista dell’evento, il vicesindaco di Corfinio, Francesco Di Nisio, che ha portato con sé un dono dal forte valore simbolico: una riproduzione ingrandita della celebre moneta italica conservata nella sala n.6 del Museo Archeologico di Corfinio, a testimonianza viva di quell’atto di ribellione e consapevolezza collettiva che ha segnato l’inizio dell’Italia come concetto politico. Dietro questa alleanza c’è la visione e la tenacia di Domenico Lanciano, fondatore e direttore dell’associazione culturale e agenzia-stampa “Calabria Prima Italia”, nata ad Agnone del Molise nell’aprile 1982. Da oltre quattro decenni, Lanciano si batte per diffondere la consapevolezza che il nome Italia ha origini calabresi, e ogni 21 giugno organizza la “Festa del nome Italia” e il “Premio Prima Italia”, proprio a Davoli, cuore pulsante di questa missione culturale.
“L’Italia non è nata con Roma, ma molto prima” – hanno ribadito con forza gli studiosi intervenuti, tra cui esponenti del mondo accademico calabrese, che hanno illustrato l’evoluzione storica del nome: da identificativo etnico-geografico a vera e propria matrice culturale e identitaria. La “Prima Italia” di Re Italo va dal 1500 circa fino al 202 a.C., quando i Romani, invadendo la Calabria, posero fine all’era della Magna Grecia indipendente durata quasi sei secoli. Le parole del dr. Di Nisio hanno rinnovato l’impegno a mantenere vivo il legame con la Calabria, in nome di una comune eredità che va raccontata, custodita e celebrata.
Corfinio, quell’Italia che sfidò Roma
Il 21 luglio si ricorda quella fatidica data della Guerra Sociale (91-89 a.C.), quando gli antichi popoli italici – Marsi, Peligni, Sanniti e tanti altri – si sollevarono contro Roma, stanchi di combattere per una patria che li considerava solo ingranaggi sacrificabili.
Proclamarono la loro indipendenza e scelsero Corfinio come capitale: qui nacque per la prima volta il nome Italia. Emisero monete, crearono un governo federale, organizzarono un esercito. E per un attimo, fecero tremare Roma.
Ma il sogno fu spezzato: i Romani reagirono con forza, riconquistarono la città e la ridussero in cenere. Tuttavia, la loro causa – l’uguaglianza, la cittadinanza, il diritto di contare – non morì. Quella guerra, come scrisse lo storico romano Velleio Patercolo, fu «giustissima nella causa, tremenda nella sorte».
Il prossimo appuntamento? È già fissato per il 2026, quando Calabria e Abruzzo torneranno a stringersi la mano per un nuovo convegno. Perché l’Italia, quella vera, è nata dal pensiero di unità tra popoli diversi, molto prima che diventasse una nazione. E oggi, più che mai, ha bisogno di tornare alle sue radici per ritrovare il suo futuro.


