La sacra arte della squagliozza

di Alessio Ludovici | 18 Marzo 2026 @ 21:04 | ATTUALITA'

Già vi vedo. Se è come a casa mia, qualcuno avrà già detto: “Domani polenta?”. Un ultimo epico giro di mestolo di legno.
Fino a ieri eravate nel mood “insalatina, che ora ci si rimette in forma”, oggi di nuovo lì, pronti a mescolare come se l’inverno non fosse mai finito.
E che dire di quelle maledette piantine aromatiche comprate al supermercato? A febbraio avete resistito dal comprarle. A marzo, invece, avete detto “ma si, ma in fondo ormai è fatta”. Lo lobby dei vivaisti ve le piazza un po’ ovunque, perché sa che siete già in piena illusione primaverile, all’ortofrutta, mentre fate la fila al banco, davanti le casse. E che dire di quei poveri fiori poi? E la vernice bianca già comprata al bricolage? Pennelli e pennellesse nuovi di zecca perché tanto è primavera, “eh si dai sto fine settimana diamo una rinfrescata alle pareti”. Vai vai.
Due fiocchi messi bene. E saltano mesi di buoni propositi.
A L’Aquila “ha sembre fatto” la neve fuori stagione, per citare un celebre autore abruzzese. Però a parziale giustificazione diciamo che di neve da anni se ne vede solo sullo smartphone.
Insomma, a forza di inverni magri, ci eravamo disabituati.
Così quando arriva, fuori tempo massimo, senza nemmeno la pretesa di restare, fa quasi più effetto del previsto.

Per il resto la sacra arte della squagliozza è fatta di piccoli gesti.
Sai già che non servirà coprirsi troppo. Una giacca, ma più per coerenza che per necessità. Perché tanto lo sai: tradizionalmente, il giorno dopo ci sono venti gradi e si torna punto e a capo, come se niente fosse successo.
I botti in terra non mancano. Non è ghiaccio, quello vero ha una sua dignità, ma qualcosa di più ambiguo: un parente lontano, quello zio un po’ rompiscatole che non sai mai come prendere. Scivola quel tanto che basta per farti perdere l’equilibrio, ma non abbastanza da giustificare la caduta.
Pazienza, del resto come dice il proverbio, “neve marzolina dura dalla sera alla mattina”.



TAGS