Piazza Duomo: ci si interroga sui social

di Michela Santoro | 20 Febbraio 2025 @ 05:00 | ATTUALITA'
Nell’ultimo anno il dibattito sulla pavimentazione di piazza Duomo ha assunto toni spesso accesi, in merito pietra calcarea bianca

Piazza Duomo: polemiche infinite o è necessaria una riflessione? “Il Comune non fa abbastanza per ripopolare il centro storico”, scrivono Padovani e Verini

L’AQUILA – Con scadenza oramai settimanale, sui social, si riaccende il dibattito sulla desertificazione del centro storico dell’Aquila. Una nuova foto di Piazza Duomo vuota è diventata il pretesto per un’ondata di commenti tra il nostalgico e il polemico.

I nostalgici ricordano un centro storico pieno di vita, fatto di negozi, scuole, uffici, botteghe artigiane e parcheggi a ridosso di Piazza Duomo. Oggi la realtà è diversa: il cuore dell’Aquila è vissuto principalmente di sera, tra locali e ristoranti, mentre di giorno appare svuotato. Ma il problema è solo la politica o anche le abitudini degli stessi cittadini?

Molti commenti sottolineano un paradosso: ci si lamenta della città vuota, ma poi si preferisce fare shopping online, cenare fuori dall’Aquila o cercare il parcheggio sotto casa piuttosto che vivere davvero il centro. E allora, il centro è davvero morto o sono gli aquilani ad aver smesso di frequentarlo?

Un tema ricorrente è quello dei parcheggi e della mobilità. Alcuni sostengono che pedonalizzare senza aver prima creato alternative sia stato un errore, citando città come Perugia, dove le chiusure al traffico sono state accompagnate da un’efficiente rete di parcheggi e scale mobili.

Altri, invece, ritengono che riaprire le piazze alle auto non sia la soluzione, perché le città moderne puntano sulla sostenibilità e sulla vivibilità degli spazi pubblici. Il problema non è solo dove parcheggiare, ma come rendere il centro attraente per uffici, scuole e attività economiche, che lo renderebbero vivo anche nelle ore diurne.

C’è un’altra considerazione che emerge spesso nei commenti: se gli aquilani frequentassero di più il centro, forse il deserto non ci sarebbe. Ma la realtà è più complessa. Per molti residenti il centro non è più un punto di riferimento quotidiano, sia per la difficoltà di accesso sia per la carenza di servizi.

E, tornando sulla mobilità, la Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) commenta: “Per chi fosse interessato a discutere del fondamentale tema sulla mobilità e accessibilità pubblica della città, ci trova ogni martedì dalle 18 alle 19.30 presso il bar del terminal di Collemaggio. L’invettiva ripetuta senza proposta e impegno non porta a nulla di costruttivo.”

Una città bella ma deserta, scrivono i consiglieri Padovani e Verini. La nota completa

“L’Aquila, città bella e deserta. Il Comune non fa abbastanza per ripopolare il centro storico” 

Gli ultimi dati CRESME e Openpolis sono semplicemente allarmanti. Nel centro storico aquilano la ricostruzione privata, non quella pubblica, è molto avanzata ed oltre il 70% delle abitazioni sono disponibili ed abitabili. Allo stato avanzato della ricostruzione, tuttavia, non corrisponde una rinascita della Città né in senso sociale di comunità né in senso economico di attività:

– il 40% delle abitazioni del centro sono inutilizzate, contro una media nazionale del 5%;

– L’Aquila ha il primato italiano di disponibilità di abitazioni vuote in centro, pari al 35%;

– sempre in centro, la città ha perso il 63% dei residenti giovani rispetto al pre-sisma;

– il 43% delle imprese, istituzioni, enti vari operanti prima in centro ha preferito dislocare altrove la propria attività;

– i residenti in centro sono circa 5.000, meno della metà dell’ante sisma ed appena il 5% del totale dei residenti del nostro Comune.

Questi dati scioccanti dimostrano l’insufficienza delle politiche di “rigenerazione urbana” dell’Amministrazione ed il fallimento di tanti progetti pure pomposamente annunciati come, per fare un esempio, il “Collegio di merito”, un accordo epocale, fu detto, tra Università, Gssi e Comune per uno studentato diffuso nel territorio.

La verità è che non bastano convegni ed eventi per far rinascere la Città. Il centro storico dell’Aquila ante sisma era un hub di servizi, oltre che una conurbazione stratificata di eccellenze artistiche-culturali. A 16 anni dal sisma l’area centrale dell’Aquila è tuttora priva di una vera funzione, e preoccupa il vuoto di politiche sul recupero di un ruolo economico-sociale del centro.

I dati esposti suscitano enorme preoccupazione: L’Aquila è una città tanto bella quanto vuota. Noi vorremmo un centro cuore pulsante della città, pieno di uffici e commercio, scuole e studenti, cittadini e terziario. Noi vorremmo semplicemente una città normale, con i mercati in piazza e nei rioni, popolati, colorati e festosi. E’ grave la contraddizione tra quello che l’Amministrazione comunica e quello che invece fa, allorché ha approvato un Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile (Pums) dove, tra le altre cose, sono previsti parcheggi che non sono stati mai realizzati e soltanto promessi. Il governo cittadino dovrebbe avere il coraggio di dire che ha fatto altre scelte, che ha altre priorità, che il suo modello di centro storico non prevede né residenti né servizi né parcheggi né scuole.

E’ venuto il momento di andare “oltre” la mera ricostruzione, recuperando spazi ed edifici che vanno restituiti alla comunità con nuove funzioni produttive, sociali, educative, culturali, per ridare nuova vita ai nostri quarti. Ad esempio, per fare dell’Aquila una vera “Città universitaria”, si potrebbe con risorse già oggi disponibili erogare un “bonus affitto” da elargire agli studenti meritevoli che potrebbero utilizzare questo bonus per pagare gli affitti in centro. Soluzioni di rigenerazione urbana di questo tipo, come pure un nuovo bando “Fare Centro” sia per le attività economiche che per le giovani coppie, andrebbero veramente a vivificare l’area centrale sviluppando una economia “diffusa” ed a vantaggio di tutti.

I numeri sopra esposti mostrano invece l’esito di politiche sbagliate: L’Aquila è una città bella ma deserta, animata solo la sera da tanti locali, ma evidentemente questo non basta né per fare una città di servizi né per fare sviluppo né per ricostruire una vera ed identitaria comunità. Vengono al pettine nodi incancreniti, dopo anni di non scelte e meri annunci da parte di un’Amministrazione che continua a predicare bene e razzolare male, priva di una visione chiara sul domani, distratta nell’attuazione dei suoi stessi programmi e carente anche nella gestione dell’ordinario come la pulizia o la sicurezza urbana.



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