Referendum sulla giustizia, la Cassazione accoglie il nuovo quesito
La data del voto resta incerta dopo la riformulazione del testo
di Redazione | 07 Febbraio 2026 @ 08:09 | LA LEGGE E LA DIFESA
Il referendum sulla riforma della giustizia entra in una nuova fase dopo la decisione dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione di accogliere il nuovo quesito presentato dai promotori. L’ordinanza, depositata il 6 febbraio, ha dichiarato superato il quesito precedentemente ammesso con provvedimento del 18 novembre e ha formalizzato una nuova formulazione del testo sottoposto a consultazione.
La decisione riguarda il referendum promosso da quindici giuristi, sostenuto da oltre 500mila firme. Il nuovo quesito mantiene l’oggetto della consultazione, ma integra un riferimento esplicito agli articoli della Costituzione interessati dalla riforma.
La riformulazione del quesito
Nel dispositivo dell’ordinanza, i giudici prendono atto che il quesito originario deve ritenersi venuto meno e procedono alla formulazione di un nuovo testo. Alla versione precedente, che chiedeva l’approvazione della legge costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare, viene aggiunta l’indicazione puntuale degli articoli costituzionali modificati: 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110.
La cancelleria della Cassazione è stata incaricata di trasmettere immediatamente l’ordinanza al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Corte costituzionale. Il provvedimento è stato notificato anche ai presentatori della richiesta referendaria e ai delegati dei parlamentari firmatari delle altre consultazioni già ammesse.
L’effetto sulla data della consultazione
La riformulazione del quesito apre il tema della data del voto. Secondo una parte degli osservatori, l’adozione di un nuovo testo potrebbe rendere necessario un nuovo decreto di indizione del referendum. In questo caso, il termine di cinquanta giorni di campagna elettorale previsto dalla legge dovrebbe ripartire, con un conseguente slittamento della consultazione di almeno alcune settimane.
L’ipotesi tiene conto anche del calendario, dal momento che il periodo pasquale non consentirebbe lo svolgimento delle votazioni. Al momento, la data fissata resta quella del 22 e 23 marzo, ma l’effettiva conferma dipenderà dalle valutazioni degli organi competenti.
I passaggi istituzionali successivi
La questione passa ora all’esame delle istituzioni coinvolte, dal Quirinale a Palazzo Chigi, fino alla Corte costituzionale. Resta aperto il nodo interpretativo legato agli effetti della nuova formulazione del quesito su una consultazione già formalmente indetta.
Secondo quanto riportato nel provvedimento, si tratterebbe di un caso senza precedenti nella prassi referendaria: una modifica del testo con campagna elettorale già avviata. La definizione della data del voto dipenderà dagli esiti delle valutazioni in corso e da eventuali iniziative giurisdizionali da parte dei soggetti coinvolti.


