Un anno senza Papa Francesco
L’Aquila e il mondo ricordano Papa Francesco a un anno dalla sua scomparsa.
di Fausto D'Addario | 21 Aprile 2026 @ 06:00 | ATTUALITA'
Un anno senza Papa Francesco. Era la mattina del 21 aprile 2025 quando il mondo si svegliò con una notizia improvvisa e dolorosa: il Papa venuto “quasi dalla fine del mondo” si era spento alle 7.35 a Casa Santa Marta, colpito da un ictus cerebrale e da un attacco cardiaco. Una morte improvvisa che lasciò sgomenta la Chiesa e milioni di fedeli.
A dodici mesi da quel giorno, il ricordo resta vivo, attraversato da emozioni e gratitudine. Francesco è stato uno dei pontefici più amati della storia recente, capace di parlare al cuore delle persone con immediatezza e semplicità. Un uomo che non ha mai smesso di ascoltare davvero, di farsi prossimo, di accogliere senza escludere. La sua forza stava proprio lì, nella sua umanità e semplicità.
Durante il suo pontificato ha impresso una spinta missionaria alla Chiesa: centralità dei poveri, denuncia delle guerre — quella “terza guerra mondiale a pezzi” che aveva lucidamente descritto — e una visione fondata su sinodalità e discernimento. Non ha evitato i temi più difficili: giovani, famiglia, ambiente. Ha capito che la Chiesa non poteva restare sulla difensiva, ma doveva uscire, incontrare, ascoltare le ferite del mondo.
Il suo funerale, celebrato davanti ai potenti della terra, rimane una delle immagini più forti: la presenza di leader come Donald Trump e Volodymyr Zelensky seduti uno accanto all’altro fu letta da molti come un ultimo, silenzioso gesto di riconciliazione. Anche nelle reazioni dei leader mondiali si colse la portata della sua figura: da Sergio Mattarella a Giorgia Meloni, fino a Vladimir Putin, tutti riconobbero in lui una voce capace di parlare oltre le divisioni.
Oggi, a un anno dalla morte, il cuore del ricordo batte nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dove ha scelto di essere sepolto “nella nuda terra”, sotto lo sguardo della Salus Populi Romani. Una scelta semplice e profondamente simbolica. Proprio lì, il 21 aprile 2026, si svolgono le commemorazioni: il Rosario nella Cappella Paolina, lo svelamento della lapide commemorativa e la celebrazione della Messa.
La tomba, essenziale, riporta solo il nome Franciscus. Accanto, una nuova lapide in bronzo ricorda le 126 soste in preghiera davanti all’icona mariana: un legame intimo e costante che ancora oggi richiama un flusso continuo di pellegrini.
Ma il ricordo di Papa Francesco non vive solo nei luoghi simbolo di Roma. Vive anche nei territori che ha toccato, come L’Aquila, città alla quale è rimasto profondamente legato in occasione della visita pastorale del 28 agosto 2022 per la 728ª Perdonanza Celestiniana.
Il suo arrivo, a bordo di una semplice Fiat 500 bianca, è rimasto impresso nella memoria collettiva. Quel saluto in dialetto, “Jemo nnanzi”, pronunciato con un sorriso, fu più di una frase: era un incoraggiamento, un invito a non arrendersi. Papa Francesco parlò di collaborazione, sinergia, futuro. Chiese un impegno “di tutti, tutti insieme”, guardando alle nuove generazioni.
Durante quella visita aprì la Porta Santa di Collemaggio con tre colpi di bastone d’ulivo, gesto carico di significato. Incontrò i familiari delle vittime, condividendo parole semplici ma profonde: il dolore non si cancella con i discorsi, ma con la vicinanza, l’amicizia, il camminare insieme.
Indossò anche un casco da cantiere entrando nel Duomo ancora inagibile: un’immagine potente, concreta, che raccontava più di mille parole la sua idea di Chiesa. Una Chiesa dentro la realtà, non sopra di essa.
“Grazie per l’accoglienza e l’affetto”, disse al termine della visita, colpito dal calore degli aquilani. E L’Aquila, oggi, continua a sentirlo vicino.
A un anno dalla sua scomparsa, resta la sua eredità: una Chiesa più umana, più aperta, più capace di ascolto. E resta quel suo invito, semplice e ostinato, che oggi suona ancora attuale: andare avanti, insieme. Jemo nnanzi.


