Il modello L’Aquila alla Ukraine Recovery Conference 2025

di Nemo | 13 Luglio 2025 @ 05:21 | ATTUALITA'
L’Aquila alla URC2025: il modello esportabile

Dalla ricostruzione dell’Aquila al rilancio dell’Ucraina: USRA e USRC protagonisti del confronto internazionale

ROMA – Una storia lunga quindici anni è volata da L’Aquila a Kiev, passando per Roma, Verona e – metaforicamente – Kobe. Alla Ukraine Recovery Conference 2025, appena conclusa nella capitale, gli Uffici Speciali per la Ricostruzione dell’Aquila (USRA) e del Cratere (USRC) sono stati tra i protagonisti italiani nel raccontare, condividere e confrontare un modello di rinascita urbana e sociale che ha saputo rigenerarsi sulle rovine.

Nel cuore della conferenza, co-organizzata da Italia e Ucraina, si sono riuniti leader politici, rappresentanti di governi locali e internazionali, enti, ONG, aziende e istituzioni accademiche. Obiettivo: mettere insieme competenze, risorse e visioni per ridare fiato a un Paese ancora ferito dal conflitto.

L’Aquila come metodo, non solo come caso studio

A parlare non sono stati slogan, ma pratiche. Le stesse che hanno permesso, dal 2009 ad oggi, di trasformare uno dei crateri urbani più drammatici d’Europa in un laboratorio permanente di governance condivisa, rigenerazione urbana e memoria attiva. Non a caso, USRA e USRC non sono nuovi a questo percorso: dopo l’incontro preparatorio di aprile promosso da ANCI e Farnesina, e la conferenza “On the Road” di Verona, la tappa romana rappresenta un ulteriore snodo in un percorso già tracciato.

Salvatore Provenzano, alla guida dell’USRA, ha sottolineato con decisione il senso dell’impegno:

“Il patrimonio di conoscenze maturato in questi anni può oggi contribuire a una sfida che riguarda l’intera Europa. Trasferire il modello L’Aquila significa condividere scelte legislative, tecniche e amministrative che hanno salvaguardato l’identità di una comunità, anche nei momenti più bui”.

Concetto ribadito da Raffaello Fico, responsabile dell’USRC, che ha parlato di ponti, non di modelli da esportare tout court:

“Condividiamo prassi, risultati, reti. È un passaggio cruciale per rendere replicabile un processo che ha saputo mettere al centro i territori e le persone, e non solo l’edilizia o l’urbanistica. L’Aquila è diventata simbolo di come si può ripartire nonostante tutto”.

Quattro assi per ripensare il futuro

La URC2025 ha articolato i suoi lavori lungo quattro assi strategici: rilancio economico e coinvolgimento del settore privato, valorizzazione del capitale umano, ricostruzione su base locale e regionale, e il complesso cammino dell’Ucraina verso l’integrazione europea.

È proprio sul terzo asse – quello legato ai territori – che USRA e USRC hanno portato il loro contributo più diretto. Un modello che ha saputo tenere insieme istituzioni centrali e autonomie locali, vincoli di bilancio e identità culturali, emergenze e progettualità. Una governance a più livelli, flessibile ma ancorata alla realtà concreta, in grado di adattarsi e negoziare tra vincoli normativi e bisogni sociali.

Da Kobe all’Aquila, passando per Kyiv

Il destino dei territori colpiti dalle catastrofi ha una grammatica comune fatta di perdita, attesa e rinascita. Non è un caso che pochi giorni prima della URC, l’Aquila abbia accolto una delegazione giapponese proveniente da Kobe, altro simbolo di ricostruzione urbana dopo il sisma del 1995. Il dialogo tra città ferite è diventato un linguaggio condiviso: meno enfasi, più concretezza. Meno retorica, più reti.

Un’eredità che non si chiude

La presenza aquilana alla URC2025 non rappresenta un traguardo. È, piuttosto, un passaggio intermedio di un cammino che non si è mai interrotto.
Partecipare ai tavoli tecnici e istituzionali significa entrare nel vivo delle strategie globali, con la consapevolezza che la ricostruzione non è solo un problema tecnico. È una questione politica, culturale, e anche etica.

La sfida ucraina è oggi il luogo dove molte delle contraddizioni europee si rivelano: sovranità e solidarietà, sicurezza e sviluppo, memoria e innovazione. In questo scenario, L’Aquila offre un punto di vista possibile. Non la soluzione, ma un modo diverso di guardare al dopo.



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