Buon vento, Luigi Guardigli. Addio all’allievo di Picasso che aveva scelto L’Aquila
di Alessio Ludovici | 16 Aprile 2026 @ 16:06 | CULTURA
L’AQUILA – Aveva lo studio in via Pretatti, vicino piazza San Pietro, dove viveva anche. E lì, tra torchi calcografici, tele, colori e carte, Luigi Guardigli ha attraversato una parte importante della sua vita aquilana, costruendo un rapporto concreto, quotidiano con la città e le sue genti.
È morto il 13 aprile, alle ore 15, a Tenerife, dove si era trasferito negli ultimi anni accanto alla famiglia. Nato a Napoli il 6 giugno 1945, è stato tra i più importanti incisori contemporanei, senza mai smettere di essere anche pittore: un artista completo, capace di tenere insieme rigore tecnico e libertà espressiva.
Scelse L’Aquila come luogo in cui operare e insegnare. Qui aprì la sua officina calcografica, attiva dai primi anni Novanta fino al 2009, quando il terremoto segnò una frattura anche nel suo percorso. In quello spazio ha formato e trasmesso, con genio e maestria, ogni genere di riproduzione modulare delle arti figurative, eccellendo nell’attività incisoria ma mantenendo sempre vivo il dialogo con la pittura.
Il titolo di “allievo di Pablo Picasso” non è una formula retorica. Come ricordava il critico Antonio Gasbarrini, Guardigli fu accolto giovanissimo da Picasso tra il 1969 e il 1971, lavorando nel suo studio parigino e nelle sue dimore tra Spagna e Francia, contribuendo alla diffusione dell’arte figurativa attraverso la moltiplicazione calcografica delle opere. Un’esperienza diretta, che lo segnò profondamente e che ne orientò anche la visione di portare l’arte oltre le élite, renderla accessibile, farla circolare tra le persone.
Dopo quell’esperienza, furono in molti a rivolgersi a lui. Grandi protagonisti dell’arte del Novecento, da Salvador Dalí a Marc Chagall, da Joan Miró ad altri che affidarono a Guardigli la traduzione incisoria delle proprie opere. Non un semplice esecutore, ma un interprete capace di restituire sulla lastra la complessità del segno e della visione.
All’Aquila questa esperienza trova una delle sue espressioni più alte. Nel 2005 realizza e dona alla città quella che è stata definita la più grande acquaforte del mondo, “I persistenti segni estetici”, dedicata all’identità urbana aquilana. Un’opera monumentale, oggi custodita nei bunker della sede centrale della Bper, dopo una mostra personale organizzata e diretta dallo stesso Gasbarrini. L’intenzione dell’artista era che venisse esposta in modo permanente nel cuore della città, sotto i portici di corso Vittorio Emanuele II.
Artista anche impegnato, Guardigli ha affidato alla sua opera una funzione di denuncia, contro le mostruosità della guerra e le contraddizioni della vita contemporanea, mantenendo sempre una tensione etica dentro la ricerca artistica.
Negli ultimi anni aveva scelto di vivere lontano, esule in una terra straniera. Ma il suo percorso resta profondamente legato ai luoghi che lo hanno formato e accolto: Napoli, che gli diede i natali, e L’Aquila, che lo ha visto vivere e lavorare tra i suoi monti per quasi due decenni.
Maestro e insegnante, artista e uomo generoso, lascia il ricordo di una presenza discreta ma incisiva. Una di quelle che non fanno rumore, ma che nel tempo continuano a lasciare segni. Come le sue opere.
“Buon vento”, amava dire, da napoletano. Non a caso le vele erano tra i suoi soggetti più ricorrenti: superfici tese, in movimento, attraversate dalla luce e dalla direzione invisibile dell’aria.
“Così mi cimento nell’incisione, nella pittura e nella scultura per accerchiare il quadrante, per afferrare l’imprendibile, consapevole di un infallibile prevedibile: che ad ogni quadratura del cerchio corrisponde uno sconvolgimento formale, in linee sempre più velocemente proiettate verso l’infinito. Questa è l’energia del vero, come scontro e armonia dei contrari: colori, forme, materia. Ciò mi comporta sacrifici e perdite economiche; la ricerca, infatti, prende il sopravvento sull’affare. Ma guadagno libertà e autonomia e dono a voi tutta la mia vita”.
Parole che oggi restano come sintesi di un percorso artistico e umano. A lui, allora, buon vento.




