Immigrazione in Abruzzo, L’Aquila prima per incidenza di residenti stranieri
di Fabio Iuliano | 16 Marzo 2026 @ 15:45 | ATTUALITA'
L’AQUILA – La provincia dell’Aquila è quella con l’incidenza più alta di residenti stranieri in Abruzzo: al 31 dicembre 2024 sono 25.539, pari all’8,9% della popolazione provinciale. È da qui che conviene partire per leggere il quadro regionale emerso durante la presentazione del Dossier statistico immigrazione 2025 all’Università dell’Aquila, ospitata nel Dipartimento di Scienze umane di viale Nizza.
Il dato regionale conferma la tendenza. In Abruzzo i residenti stranieri sono 91.170, pari al 7,2% della popolazione, in aumento rispetto agli 85.828 del 2023. Dopo L’Aquila, i numeri più alti si registrano a Teramo con 25.330 residenti stranieri, quindi Chieti con 22.016 e Pescara con 18.285. È però la provincia aquilana, per peso relativo, a mostrare con più evidenza quanto la presenza migrante sia diventata una componente stabile del tessuto locale.
Questo è stato uno dei punti richiamati da Luigi Gaffuri, presidente di Geografia umana all’Università dell’Aquila, nel focus dedicato all’Abruzzo. Il quadro, ha osservato, racconta una popolazione più giovane di quella italiana, radicata nella scuola, nel lavoro e nella vita quotidiana dei territori. In regione i minori stranieri sono il 17,8% del totale dei residenti stranieri, mentre il 9,9% dei nuovi nati ha genitori stranieri. Gli studenti stranieri iscritti nell’anno scolastico 2023/2024 sono 14.712 e il 57,3% di loro è nato in Italia.
Le provenienze
Anche le provenienze aiutano a leggere meglio la geografia interna della presenza straniera. In Abruzzo la comunità più numerosa è quella romena con 21.537 residenti, seguita da quella albanese con 10.962, dalla marocchina con 8.165, dall’ucraina con 4.867 e dalla cinese con 3.851. Gaffuri ha richiamato proprio questo carattere plurale, soffermandosi anche sulle concentrazioni territoriali: tra queste la presenza marocchina nella Marsica, che contribuisce a definire un profilo locale specifico dentro il quadro regionale.
Il Dossier restituisce poi una presenza che pesa anche sul piano economico. In Abruzzo i lavoratori stranieri sono 38.900. L’incidenza è particolarmente alta in agricoltura, dove gli stranieri rappresentano il 22,5% degli occupati del settore, e nel lavoro domestico, dove arrivano al 27%. Seguono industria al 9,5%, commercio al 7,7% e servizi al 6,2%. Le imprese condotte da nati all’estero sono 14.789. Un dato che conferma come l’immigrazione non sia solo manodopera, ma anche iniziativa economica.
C’è poi il capitolo dei soggiornanti non comunitari, che in Abruzzo sono 67.936. Di questi, il 44,7% è soggiornante di lungo periodo. I nuovi permessi rilasciati nell’anno sono 6.218. Anche qui il dato dice una cosa abbastanza chiara: non si tratta di una presenza passeggera. È una componente che si insedia, lavora, manda figli a scuola, apre attività.
Nel quadro regionale resta visibile anche il tema dell’accoglienza: i migranti accolti erano 2.743 nel 2022, sono saliti a 5.151 nel 2023, per poi scendere a 4.101 nel 2024 e a 3.967 nel giugno 2025. Numeri che aiutano a ridimensionare la retorica dell’assedio e a riportare il discorso dentro una scala reale.
Le dinamiche nazionali
Dentro questa cornice si inserisce anche il ragionamento sviluppato da Antonio Ricci, vicepresidente del Centro studi e ricerche Idos, che ha invitato a leggere l’immigrazione come una presenza strutturale e non come un fatto episodico. A livello nazionale, la scheda di sintesi del Dossier indica in 5.422.426 i residenti stranieri in Italia, pari al 9,2% della popolazione, con 2.514.000 occupati, cioè il 10,5% del totale. E soprattutto quantifica in 4,6 miliardi di euro il saldo netto tra entrate e uscite pubbliche per l’immigrazione nel 2023. In altre parole, i migranti non solo lavorano in settori decisivi, ma contribuiscono anche in modo netto ai conti pubblici.
I problemi del decreto flussi
Sul piano dei flussi, Ricci ha puntato il dito contro un sistema che “non funziona”. Nel biennio 2023-2024 le domande presentate sono state oltre 1,3 milioni, a fronte di 278.700 quote previste, ma il percorso si è ristretto fino a 158.015 nulla osta, 61.941 visti e appena 25.499 richieste di permesso di soggiorno. Per il vicepresidente del Centro studi e ricerche Idos, il meccanismo del click day non riesce a soddisfare il fabbisogno delle imprese e finisce per lasciare migliaia di persone in una zona grigia di debolezza e ricattabilità.
Alla presentazione sono intervenuti il rettore Fabio Graziosi e il pro-rettore Alessandro Vaccarelli per i saluti istituzionali. Nella parte dedicata a territorio locale e accoglienza hanno preso parte Andrea Salomone, Fabio Centi Pizzutilli, Valentina Vizzani, Elena Ciancone e Federica Francesca Pastore. La moderazione è stata affidata allo stesso Gaffuri.


