Pulse, sesto capitolo a L’Aquila: musica e arti visive per costruire comunità
di Angelo Clementi | 23 Dicembre 2025 @ 06:00 | EVENTI
Non un semplice evento, ma un format pensato per trasformare uno spazio in un organismo vivo, dove suono, immagini e presenza del pubblico si influenzano a vicenda. Il 21 dicembre Pulse è tornato in città con il “capitolo 06”, portando in via Ponte Rosarolo 6 (adiacente a Martini) un pomeriggio-serata che ha messo insieme live set, esposizioni, live painting, installazioni e momenti performativi dalle 17 a mezzanotte.
Pareti occupate da ritratti e illustrazioni, tavoli espositivi con stampe e lavori originali, una postazione dedicata al sostegno del progetto con merchandising e materiali informativi. È un allestimento che invita a muoversi, fermarsi, osservare e tornare indietro, mentre la componente sonora, la musica elettronica, tiene insieme i passaggi e accompagna la fruizione.
Pulse nasce da un’idea di Federico Vittorini, Pietro Rossi, Stefano Divizia e Carlo Giampaolini come format di eventi itineranti in luoghi non convenzionali. L’idea, come ribadito da Vittorini, è incentrato sul far dialogare “ciò che accade nello spazio condiviso” in contemporanea con la musica. Quest’ultima non è una semplice colonna sonora di sottofondo, ma un filo conduttore capace di connettere artisti e pubblico e di rendere l’esperienza unitaria nella pluralità dei linguaggi che caratterizzano l’evento.

Il format, infatti, insiste sulla simultaneità e sulla crossmedialità: più cose accadono nello stesso tempo, in modo che chi partecipa non sia spettatore di un unico centro, ma scelga il proprio percorso personale. L’evento diventa una trama di micro-narrazioni: una parete espositiva, un tavolo di autoproduzioni, un’opera che cattura l’attenzione, un dialogo nato per caso, un cambio di atmosfera quando il set si sposta su un registro diverso.
Un appuntamento ricorrente per allargare il pubblico
Tra gli obiettivi dichiarati dagli organizzatori c’è anche quello di intercettare persone che, per abitudine o per ragioni anagrafiche, non avrebbero normalmente ascoltato certi generi musicali. Pulse ha sempre prediletto gli appuntamenti la domenica, dalle 17 a mezzanotte: una fascia oraria e una giornata che spostano l’idea del concerto notturno su un terreno diverso, più accessibile, e che favorisce una partecipazione trasversale per un pubblico eterogeneo.
La musica diventa così uno strumento di attraversamento: non solo per chi arriva con un interesse specifico verso il genere, ma anche per chi entra attratto dalle opere, dall’atmosfera, dalla dimensione collettiva e poi resta dentro un ascolto inatteso, senza il filtro dell’abitudine.
Multidisciplinarità e apertura: spazio anche a chi non l’ha mai avuto
L’impostazione è multidisciplinare e dichiaratamente aperta. Vittorini sottolinea che Pulse non si rivolge soltanto a chi opera già in ambito creativo, ma anche a chi ha talento e non ha ancora avuto modo di esprimersi o trovare spazi adeguati. La scelta del “non convenzionale” non riguarda solo il luogo fisico, quindi, ma anche un’idea di accesso: creare condizioni per far emergere voci, segni, visioni che spesso restano ai margini dei circuiti più strutturati.
È anche in questa direzione che il progetto si racconta come percorso. Questo appuntamento è stato definito il “sesto capitolo”, dopo cinque eventi che hanno registrato un successo significativo e in parte inaspettato. L’idea del capitolo, più che della singola data, suggerisce una certa continuità: ogni evento è un tassello che aggiunge relazioni, contatti e memoria condivisa.

Il “respiro collettivo” e la costruzione di una comunità
Un passaggio centrale dell’evento riguarda la dimensione sociale: ogni serata dovrebbe lasciare un’eco, un vero e proprio “respiro collettivo”, in cui ognuno dei partecipanti e degli ospiti trova uno spazio e un ruolo. Non è una formula retorica: nella pratica, si traduce in un ambiente in cui gli artisti non sono isolati e il pubblico non è passivo, ma partecipa a una compresenza.
Secondo Vittorini, da questa dinamica nasce un ponte di contatto tra i partecipanti, fino a formare una vera e propria comunità multi settoriale. Un concetto che, nel contesto aquilano, assume un peso specifico: la cultura non come vetrina, ma come dispositivo di incontro, capace di mettere in relazione mondi che altrimenti non si parlerebbero.
Il programma del “capitolo 06”: live set, arti visive e poetry slam
Il “capitolo 06” ha intrecciato più livelli di programmazione. Sul versante musicale, i live set hanno coinvolto Federico Fiamma, Daniel Scorranese, Il nome è puramente indicativo, Metonimia x Andrea Tufo (electronic monologue), Miglio, Noia e p1_pp0. Spazio anche alla parola performata con il poetry slam di Matteo Di Genova.
Per la componente visiva, l’evento ha previsto exhibition e live painting con Noia, Samuel Giuliani, Seelie Illustrazioni e Uffa Fumetti; mentre nell’area “exhibition & installation” sono stati segnalati Alessandra Condello, Sara Conte e Luca Pasquali. La parte drink è stata curata con la collaborazione di Bottegleria Lo Zio, Disorder Public House e Il Vermuttino.
Le foto mostrano anche un aspetto spesso decisivo per la tenuta di questi format: la cura di micro-spazi e dettagli che aiutano la fruizione e sostengono il progetto. Da un lato i desk con stampe e lavori originali, dall’altro l’angolo dedicato al sostegno economico dell’iniziativa, con indicazioni sul fatto che i proventi della giornata vengono destinati a finanziare le attività dell’associazione.

L’Aquila e i “nuovi linguaggi”: la nota sull’Anno della Cultura
Nel ragionamento proposto da Vittorini entra anche una considerazione più ampia: arte e cultura sono in continua evoluzione e, soprattutto per una città come L’Aquila, è importante uscire dalla comfort zone e indagare nuovi linguaggi. La prospettiva non è quella della sostituzione, ma dell’affiancamento: far convivere codici diversi, aprire spazi, moltiplicare occasioni e opportunità.
In questa cornice, Pulse si propone come un laboratorio pratico, dove la sperimentazione non è un concetto astratto, ma una condizione concreta: un luogo trasformato per alcune ore in un punto di contatto tra scene e pubblici, con la musica come asse di continuità e le arti visive come campo di espansione.


