È Robert Prevost, Papa Leone XIV

di Fausto D'Addario | 08 Maggio 2025 @ 19:20 | CREDERE OGGI
Robert Prevost

Il Cardinale Robert Francis Prevost: un cammino di fede e servizio culminato nell’elezione a Papa Leone XIV

La prima celebrazione sarà domani mattina

L’8 maggio 2025, il cardinale Robert Francis Prevost è stato eletto Papa Leone XIV. La sua elezione segna un punto di svolta nella storia recente della Chiesa cattolica, portando alla guida del Vaticano un uomo di profonda spiritualità, esperienza pastorale e impegno nella formazione del clero.

Origini e formazione

Nato a Chicago il 14 settembre 1955 da Louis Marius Prevost, di origini francesi e italiane, e Mildred Martínez, di origini spagnole, Robert Prevost cresce in un ambiente familiare profondamente cattolico. La sua vocazione sacerdotale si sviluppa fin da giovane, influenzata dalla presenza di numerosi sacerdoti nella sua casa e dall’esempio del padre, catechista di origine francese e italiana.

Dopo aver completato gli studi secondari nel seminario minore dei padri agostiniani, si iscrive all’Università di Villanova a Filadelfia, dove consegue il Bachelor of Science in scienze matematiche e il diploma in filosofia nel 1977. Successivamente, entra nel noviziato dell’Ordine di Sant’Agostino a Saint Louis e, nel 1981, emette la professione solenne. L’anno successivo ottiene il Master of Divinity presso la Catholic Theological Union di Chicago.

Ministero sacerdotale e missione in Perù

Ordinato sacerdote il 19 giugno 1982 a Roma da monsignor Jean Jadot, Prevost viene inviato in missione in Perù nel 1985. Qui presta servizio nella diocesi di Chulucanas, ricoprendo vari incarichi tra cui cancelliere e vicario parrocchiale. La sua dedizione alla missione e alla comunità locale lo porta a diventare cittadino peruviano, consolidando il suo legame con il paese.

Carriera ecclesiastica e ruoli di leadership

Nel 1999, Prevost viene eletto provinciale dell’Ordine di Sant’Agostino per la regione del Midwest degli Stati Uniti. Nel 2001, viene eletto priore generale dell’Ordine, incarico che ricopre per due mandati consecutivi. Durante il suo servizio, si distingue per l’impegno nella formazione dei giovani religiosi e nella promozione della vita comunitaria.

Nel 2014, Papa Francesco lo nomina amministratore apostolico della diocesi di Chiclayo, incarico che assume con impegno pastorale. Un anno dopo, viene nominato vescovo della stessa diocesi, dove serve fino al 2023. Durante il suo episcopato, si dedica alla formazione del clero e alla promozione della cultura e dell’educazione.

Ruolo in Curia e creazione cardinalizia

Nel 2020, Papa Francesco lo nomina membro della Congregazione per i Vescovi, incarico che lo prepara a un ruolo di maggiore responsabilità nella Chiesa universale. Il 30 gennaio 2023, viene nominato prefetto del Dicastero per i Vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. In questa veste, si occupa della selezione dei vescovi e della promozione della formazione del clero in America Latina.

Il 9 luglio 2023, Papa Francesco annuncia la sua creazione a cardinale, e il 30 settembre seguente, durante il concistoro, lo crea cardinale diacono di Santa Monica. Il 28 gennaio 2024, assume il titolo di cardinale diacono della diaconia di Santa Monica

La cronaca

Città del Vaticano – Un getto di fumo bianco si è alzato deciso dal comignolo della Cappella Sistina, squarciando il cielo di Roma e liberando un boato collettivo dalla folla che gremiva Piazza San Pietro. La terza fumata è quella che vale un’era, finalmente: Habemus Papam. La Chiesa ha un nuovo Pontefice. Il 267° successore di Pietro è stato eletto al quarto scrutinio, e il mondo attende ora di conoscere il nome dell’uomo che porterà la Croce del pescatore in tempi turbolenti.

Due giorni di attesa, fede e fumo

Il Conclave era iniziato martedì 7 maggio nel silenzio rigoroso e solenne delle mura vaticane, dopo la sede vacante proclamata il 21 aprile per la morte di Papa Francesco. I 133 cardinali elettori – tra cui l’italiano Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo emerito di L’Aquila – si sono immersi in un clima di preghiera, riflessione e discernimento.

Alle 17:45 di martedì, le porte della Sistina si sono chiuse. Poco dopo, alle 21:00, la prima fumata nera: nessun Papa ancora. Mercoledì 8 maggio, alle 11:55, un’altra densa colonna scura aveva gelato gli animi, segnalando che neppure il secondo e il terzo scrutinio avevano trovato convergenza.

Alle 18, la svolta: il cielo si apre

Ma alle ore 18:00, la storia ha girato pagina. La fumata bianca – chiara, netta, quasi luminosa – ha mandato un segnale universale: il nuovo Papa ha detto sì. Il cielo sopra San Pietro si è fatto testimone di un momento epocale, tra campane a distesa, voli di elicotteri e gabbiani volteggianti come presenze simboliche.

L’emozione ha travolto i pellegrini e i curiosi accorsi da tutto il mondo. Il cardinale decano Giovanni Battista Re, rientrando in giornata da Pompei, aveva quasi profetizzato: “Auspico che questa sera, tornando a Roma, trovi già la fumata bianca.” E così è stato.

Il rito segreto e solenne dell’elezione

All’interno della Sistina, l’eletto ha pronunciato il suo “sì” dopo la domanda canonica: “Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”. Da quel momento, secondo la fede della Chiesa, l’uomo è diventato Papa. Ha scelto un nome – ancora riservato – con cui guiderà la Chiesa universale.

È seguito l’antico rito del Te Deum, l’abbraccio dei cardinali, la preghiera e la proclamazione di un brano evangelico. Poi, il passaggio nella “Stanza delle lacrime”, dove il nuovo Pontefice ha indossato per la prima volta la veste bianca papale, e si è raccolto in silenziosa preghiera.

L’attesa sul loggione

Ora tutti gli occhi sono puntati sulla loggia centrale della Basilica di San Pietro. Il cardinale protodiacono Dominique Mamberti sta per pronunciare l’annuncio ufficiale: “Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam!”. Il mondo trattiene il respiro.

Chi è quest’uomo? Da quale parte del mondo proviene? Quale sarà la sua missione in tempi di guerre, crisi climatiche, diseguaglianze, intelligenze artificiali e nuove frontiere umane?

Una pagina nuova per la Chiesa

La Chiesa ha un nuovo Papa. Milioni di fedeli, dalle Americhe all’Africa, dall’Asia all’Europa, si uniscono in preghiera e speranza. La sua prima benedizione Urbi et Orbi sarà il primo segno del suo cammino, scritto oggi nel fumo bianco, nel silenzio della Sistina e nel cuore di chi ha risposto con coraggio: “Eccomi”.



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