I fratelli Totani studiano la strategia per la Dakar 2026
di Redazione | 23 Dicembre 2025 @ 15:15 | SPORT
L’AQUILA – Manca una sola settimana alla partenza. Martedì 30 dicembre Silvio e Tito Totani saliranno sull’aereo diretto a Yanbu, in Arabia Saudita, dove atterreranno poco prima dell’alba dell’ultimo giorno dell’anno. Sono giorni frenetici: tra i preparativi del viaggio e i momenti in famiglia per le festività natalizie, i due fratelli aquilani si preparano a lasciare L’Aquila per circa venti giorni, mentre dal Medio Oriente arrivano notizie meteo poco incoraggianti, con freddo record e nevicate abbondanti.
La Dakar 2026 è ormai alle porte e intanto i veicoli partiti da Barcellona a fine novembre stanno raggiungendo in queste ore il porto commerciale di Yanbu, snodo logistico fondamentale per l’avvio della competizione.
Attorno ai Totani cresce l’attesa di amici e appassionati pronti a seguirne l’avventura in terra araba: quest’anno l’equipaggio aquilano affronterà la gara con un Optimus MDRallye, buggy francese a due ruote motrici ribattezzato “MonnaLisa”, mezzo aggressivo e performante scelto con lucidità anche in base alle risorse disponibili.
«Abbiamo scelto un 2 ruote motrici – spiega Silvio Totani, pilota – perché volevamo finalmente affrontare la Dakar con un mezzo ufficiale e di alto livello, ma sapevamo bene che le nostre risorse economiche non ci avrebbero mai permesso di avvicinarci a un 4 ruote motrici. Questo nuovo mezzo, che abbiamo provato più volte in diverse occasioni, ci piace moltissimo e credo che sarà una bella sfida correre in Arabia Saudita con un buggy. Dobbiamo solo “prenderci la mano”: lo faremo allo shakedown del 31 dicembre e poi nelle prime due o tre tappe».
Ad adattarsi dovrà essere anche Tito Totani, navigatore, chiamato a mantenere il ritmo di una vettura più veloce e a familiarizzare rapidamente con cruscotto e strumentazione di alto livello, un passaggio tecnico decisivo per gestire al meglio le prime giornate di gara.
Tra i temi centrali, inevitabilmente, quello delle gomme e delle forature: l’edizione 2026 prevede infatti in quattro tappe dei pit stop per le assistenze, pensati proprio per supportare gli equipaggi nella gestione di eventuali danni agli pneumatici. Un segnale, secondo i Totani, della durezza del percorso.
«Si annuncia una Dakar piena di sassi e sappiamo che si potrà bucare facilmente – ammette Tito – ma noi dovremo stare attenti, più degli altri, a non forare. Dovremo guidare con moltissima attenzione per cercare di battere gli avversari proprio su questo: meno ci fermiamo per cambiare una gomma e prima arriviamo a fine tappa». E, con una battuta che racconta anche il clima di squadra, aggiunge: «So già che mi dovrò cambiare la gomma da solo, senza l’aiuto di mio fratello: meglio forare il meno possibile».
Con l’imbarco ormai imminente e le prime prove tecniche fissate per il 31 dicembre, per i fratelli Totani inizia la settimana decisiva: quella in cui la preparazione logistica si intreccia con la strategia di gara, in vista della sfida più dura e affascinante del rally raid mondiale.


