Perdonanza, amicizia, armonia

di Redazione | 23 Agosto 2025 @ 14:34 | CREDERE OGGI
Perdonanza, amicizia, armonia

«Accogliamo la grande festa della Perdonanza, evento di amicizia e di armonia»: con questa breve espressione, il nostro arcivescovo, monsignor Antonio D’Angelo, ha inaugurato la splendida serata trascorsa giovedì 21, alle ore 21, presso l’Emiciclo, luogo antistante il palazzo del Consiglio Regionale d’Abruzzo.

L’evento – canoro, musicale, di testimonianza – è stato fortemente voluto dal pastore della nostra arcidiocesi; organizzato da don Jean Claude, don Federico e il coordinamento della pastorale giovanile diocesana; primieramente, messo in campo dal coro diocesano “San Massimo-sezione giovani”: solo grazie a questo gruppo di giovani – guidati dal maestro Emanuele –, al loro entusiasmo, alla loro passione, alla loro dedizione e alla loro perseveranza, il concerto-testimonianza ha potuto trovare la propria incarnazione. In tal modo, la comunità di fede – in uno spirito di gioia e di fraternità – ha dato avvio alle celebrazioni religiose della Perdonanza 2025.

I ragazzi hanno portato avanti lo spettacolo con una serie di canti, anche composti da qualche loro giovane componente; don Antonio Allegretti – sacerdote della diocesi di Avezzano, docente di teologia e responsabile della Conferenza Episcopale Regionale per la pastorale giovanile – ha offerto a tutti i presenti delle piccole testimonianze sulla fede, incentrate – precisamente – su: “pace”, “perdono”, “accoglienza”. In merito al primo punto, egli ha ricordato – a partire dal Vangelo – che la pace non è sinonimo di tranquillità; ma significa «prendere posizione», assumere la logica della pace, divenire artigiani di pace. Il secondo aspetto, brevemente trattato, ha chiamato in causa la misericordia: «Il perdono è un percorso che facciamo; prima di tutto con noi stessi. «Il perdono – ha proseguito don Antonio – è restituire al futuro, ripristinare il nuovo»; il perdono è amore. L’ultima parola consegnata al pubblico ha fatto riferimento a tutti quegli atteggiamenti che aiutano a non pretendere o soggiogare; ma a divenire prossimi, pane spezzato per gli altri, lievito di fraternità.

La serata, animata anche da Isa e don Osman, è proseguita – con la musica e i canti fino alle 23,30. Cogliamo quanto le giovani e i giovani hanno desiderato consegnarci con il loro impegno: la speranza; quella luce – cioè – che ci permette di scorgere l’orizzonte anche in mezzo alle intricate trame della esistenza quotidiana. Nel segno della fede e delle braccia aperte a quella carità che sola può è capace di riempire la vita di bellezza e di senso.



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